Dna nel disco di Festo?

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- in Archeologia Misteriosa
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Recentemente sono stati condotti interessanti studi sul Disco di Festo.

La Dott.ssa Barbara Gagliano, ricercatrice ed autrice del libro: “Il Disco di Festo: Chiave delle malattie genetiche”, sembra essere riuscita a decifrare il codice contenuto nel prezioso reperto  minoico.

Per comprendere l’importanza di questi studi, dobbiamo cercare di comprendere come funziona il DNA umano. Il DNA è formato da due stringhe (i c.d.nucleotidi).

Nel Disco di Festo i due nucleotidi sono rappresentati uno per lato, a forma di spirale.  E’ come se i antenati avessero immortalato il processo di meiosi durante il quale, al momento del concepimento, l’informazione di origine materna e quella di origine paterna si fondono per dare vita ad una nuovo essere vivente.

Il Disco di Festo sembra descrivere esattamente l’incastro dei geni e la formazione dell’embrione e vi sono rappresentati 23 cromosomi da un lato e 23 dall’altro.

Nella superficie del disco non tutti i cromosomi sono rappresentati con un frammento di codice: molti cromosomi vengono raffigurati con due o più frammenti. Quando ciò avviene, i nostri antenati stanno cercando di dirci che quel cromosoma è fragile e in quel locus può avvenire una rottura: quando ciò avviene siamo in presenza di una “delezione”, cioè il cromosoma si spezza e il materiale genetico si disperde dando vita a disfunzioni genetiche. I nostri antenati ci mostrano chiaramente in quali loci è possibile che avvenga la delezione e ci spiegano quali sono le malattie che possono essere causate dalla dispersione di questo materiale genetico. Un’altra cosa importante da capire per comprendere il codice è il cosiddetto fenomeno del “crossing-over”: durante il processo di meiosi i cromosomi si incontrano e hanno la possibilità di scambiarsi materiale genetico. Quando ciò avviene, si darà vita, probabilmente, ad una malattia genetica. Anche questo viene spiegato nel disco: quando in un cromosoma troveremo il simbolo dovremo comprendere che questo cromosoma ha in sé la possibilità di interscambiare materiale genetico con gli altri, oppure potremo interpretarlo anche come possibilità di “inversione” cromosomica: praticamente, il cromosoma ha la possibilità di invertire la propria rotta.

Grazie allo straordinario messaggio racchiuso nel codice, la Dott.ssa Gagliano ha potuto studiare malattie genetiche come la sclerosi laterale amiotrofica, la sindrome di Down, l’acondrogenesi, la leucemia mieloide cronica, il linfoma di Burkitt, l’autismo, la malattia di Tay-Sachs e tante altre disfunzioni genetiche sotto una luce completamente nuova, che nulla ha a che vedere con l’approccio scientifico utilizzato dall’umanità del nostro tempo.

E’ possibile che attraverso la decodifica di questi reperti si possa in realtà dimostrare che una civiltà più avanzata della nostra sia già esistita o abbia visitato il nostro pianeta in epoche antichissime?

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