IL MISTERO DI EILEAN MORE. L’ISOLA DEGLI UOMINI SCOMPARSI

IL MISTERO DI EILEAN MORE. L’ISOLA DEGLI UOMINI SCOMPARSI

- in Luoghi Misteriosi
1760
0
eilean-more
Condividi articoloShare on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Print this pageEmail this to someone

IL MISTERO DI EILEAN MORE – L’ISOLA DEGLI UOMINI SCOMPARSI

In pieno oceano Atlantico, a poco più di 100 km dalle isole Ebridi, si trovano le Isole Flannan, note ai viaggiatori come i ”sette cacciatori”.
La più grande e la più settentrionale si chiama Eilean More, nome che, per l’appunto, significa “grande isola“.
Al pari della nave Mary Celeste, questo nome è diventato sinonimo di uno dei grandi misteri del mare. Questo gruppo di isole desolate, venne battezzato San Flannan, da un vescovo del XVII secolo, il quale aveva eretto una cappella su Eilean More.

I pastori delle Ebridi erano soliti trasferire le loro greggi di pecore su queste isole per via dei ricchi pascoli erbosi, ma non c’era uomo che si azzardasse a trascorrervi anche una sola notte, poiché si raccontava che quei luoghi erano infestati dagli spiriti e abitati dal “piccolo popolo”. A partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, con il notevole incremento delle attività inglesi lungo i muri, capitava sempre più spesso che molte navi dirette da sud o da nord sulla rotta di Clydebank, andassero a schiantarsi contro le Flannan, tanto che nel 1895 la sezione settentrionale della sovrintendenza ai fari annunciò che sull’isola di Eilean More sarebbe sorto un faro di riferimento per quella zona di mare. Prima di dare il via ai lavori passarono due anni e quando iniziarono fu impossibile rispettare i tempi progettati. Il mare in continua tempesta e la difficoltà di costruire su un picco a oltre 60 m di altezza resero l’impresa difficile; e così il faro di Eilean More venne inaugurato soltanto a dicembre del 1899. Dall’anno successivo il suo potente fascio di luce avrebbe illuminato la striscia di mare compresa fra Lewis e le Flannan. Però, undici giorni prima di Natale del 1900 il faro era già spento. Che era successo?
Il tempo era troppo brutto e minaccioso per l’ispettore della sovrintendenza, per poter raggiungere sin da subito il faro spento anche se, per precauzione, due erano i possibili accessi, contrapposti fra loro per evitare il vento prevalente, che consentivano di raggiungere la costruzione. Mentre l’uomo, si avvicinava al posto, venne preso da un senso di estrema solitudine quando, osservando da Long Roag, lo sguardo gli si era posato sul gruppo delle Flannan. Un bel mistero: era impossibile che i tre guardiani del faro di Eilean More si fossero ammalati tutti insieme contemporaneamente o che il faro fosse stato distrutto dalla violenza della tempesta.
Il giorno di santo Stefano del 1900 l’alba si presentava chiara e limpida e il mare si era finalmente placato. L’imbarcazione poteva così lasciare il porto alle prime luci. L’ispettore era così ansioso e agitato da rifiutare persine la colazione pur di puntare senza esitazione verso l’isola. Quell’enigma davvero incomprensibile lo tormentava e non vedeva l’ora di poterlo risolvere. All’isola il mare era ancora grosso e ci erano voluti ben tre tentativi prima di poter attraccare al molo orientale. Ai segnali inviati dalla nave, non si era alzata alcuna bandiera di risposta, non un segno di vita. L’ispettore fu il primo a raggiungere l’inferriata che delimitava il recinto del faro. Il cancello era chiuso. Fatto imbuto con le mani aveva chiamato a gran voce, poi si era inerpicato lungo la salita. Al faro la porta principale era sbarrata. Nessuna risposta ai suoi richiami. Nella stanza principale l’orologio a muro era fermo e le braci del camino fredde. Ai piani alti, dove c’erano le stanze da letto che egli visitò solo dopo essere stato raggiunto da due marinai, per la paura di trovare chissà quale terribile spettacolo – tutto era in ordine, a posto, i letti curati e rifatti. L’addetto anziano del faro, era solito scrivere annotazioni su una lavagnetta d’ardesia. L’ultima era datata 15 dicembre alle 9,00 del mattino, proprio il giorno in cui il faro si era misteriosamente spento. Una cosa apparve sicura: non era accaduto per la mancanza di olio. I grandi stoppini erano imbevuti e tutto era predisposto per l’accensione. Insomma, tutto era in perfetto ordine. Risultava evidente che anche il giorno della loro scomparsa i tre uomini si erano preoccupati di assolvere a ogni incombenza; peccato che giunta la sera erano spariti e sull’isola non c’era stato più nessuno per poter accendere la luce del faro. Eppure, il 15 dicembre era stata una giornata calma
E così l’ispettore era rientrato con i regali natalizi ancora a bordo, perché sull’isola non c’era nessuno. Dopo un paio di giorni, due investigatori avevano raggiunto Eilean More, per cercare di ricostruire ciò che era accaduto. A prima vista la soluzione sembrò facile e lineare. Nell’attracco occidentale, infatti, erano evidentissimi i segni distruttivi di una tempesta. Una grande gru che sovrastava le rocce, aveva tutte le funi avvoltolate in un groviglio inestricabile. Una dozzina di metri sotto, in un crepaccio, venne trovata una grande cassa di attrezzi, scaraventata laggiù da una qualche violenta forza. Era come se un’ondata gigantesca di trenta metri e più si fosse all’improvviso abbattuta sull’isola spazzando via ogni cosa, compresi i tre uomini, ipotesi suffragata dal fatto che gli indumenti protettivi che erano soliti indossare nei sopralluoghi agli attracchi, erano spariti, insomma, l’ipotesi immediatamente intessuta dagli investigatori era piuttosto plausibile. I due uomini, resisi conto che la tempesta stava irreparabilmente danneggiando la gru, indossati i teli impermeabili, erano andati al molo, ma solo per essere investiti da un’ondata gigantesca che li aveva trascinati in mare… Ma che ne era stato del terzo uomo? Aveva forse tentato di aiutare i compagni e pure lui era stato spazzato via dalla cieca furia delle onde?
Ipotesi centrata, ragionevole. Il caso sembrava risolto, salvo saltare tutti in aria quando qualcuno fece osservare che il 15 dicembre era stata una giornata calma e con mare quieto. La tempesta era scoppiata soltanto il giorno dopo. Forse che uno dei tre guardiani si era sbagliato nell’apporre la data del 15 sulla sua lavagnetta degli appunti? Neppure questo. Infatti, rientrato a terra, il capitano della nave testimoniò che proprio quella notte era transitato, in piena calma di mare, nei pressi dell’isola e il faro già era spento.
Anche se quel giorno il mare era calmo, la cosa non escludeva comunque che uno di loro potesse essere egualmente caduto nell’oceano, cosa che spiegherebbe perché il terzo dei tre uomini non aveva indossato il telo impermeabile. Evidentemente, i due compagni avevano tentato di salvarlo, ma erano stati inghiottiti dai marosi ed erano annegati. Eppure, sul molo erano state trovate funi di aggancio e cinture di sicurezza. Possibile che uomini esperti come loro non avessero usato i mezzi di protezione?
Forse l’uomo caduto in mare era svenuto e non avrebbe potuto in alcun modo aggrapparsi a una fune di salvataggio. In questa situazione, però, uno solo si sarebbe gettato in soccorso, lasciando il terzo ben ancorato al molo… e questo che fine aveva fatto…
Un’altra teoria prevedeva l’improvvisa pazzia di uno dei tre, l’uccisione dei due compagni gettati in mare e il successivo suo suicidio. A quel punto, era tutto possibile. Gli investigatori però non trovarono una sola traccia che la potesse in qualche modo suffragare.
Ma la teoria forse più plausibile è quella che venne esposta in un libro. Nel 1947 un giornalista scozzese visitò Eilean More. Era una giornata bellissima e calma. Ad un tratto, d’improvviso, proprio mentre stava per raggiungere l’attracco occidentale, come dal nulla si era levala un’onda gigantesca che aveva sovrastato il molo, alta e terribile. Un attimo dopo tutto si era acquietato e il mare era tornato calmo, come se nulla fosse accaduto. In giornalista aveva subito pensato a qualche misterioso riflusso di marea oppure a un terremoto scatenatosi sott’acqua. Stando alla sua testimonianza, chiunque si fosse per caso trovato in quel preciso momento sul molo non avrebbe certamente potuto salvarsi davanti a tanta violenza. Dai pescatori del posto aveva poi saputo che quelle ondate improvvise e terribili comparivano periodicamente senza apparente motivo e molti erano coloro che avevano perduto la vita.
Tuttavia, anche a fronte di queste ipotesi, continua a sembrare davvero molto strano che tre uomini esperti siano stati contemporaneamente travolti in un incidente. Poiché uno di loro non indossava il telo impermeabile che era stato trovato al suo posto – molto probabilmente si trovava all’interno del faro, quando era successo il disastro; ma che cosa era capitato? E poi quand’anche avesse visto i suoi due compagni travolti dal mare, sarebbe stato così stupido da precipitarsi senza precauzioni al molo, gettandosi fra i marosi per salvarli?
Mistero. La sola cosa certa sta nel fatto che in quel calmo e quieto giorno di dicembre di fine secolo, qualcosa, qualche singolare accadimento si era verificato e i tre uomini del faro di Eilean More erano spariti, lasciandosi dietro soltanto l’alone terribile di un enigma agghiacciante.

Fonte: misterieleggende.com

Condividi articoloShare on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Print this pageEmail this to someone

Facebook Comments

Rispondi

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti potrebbe interessare

LA CASA DELLE ANIME DI VOLTRI

Condividi articolo000 La Casa delle Anime ed i