IL MISTERO DEI ROMANOV

IL MISTERO DEI ROMANOV

- in Misteri e Storia
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Sul finire degli anni 70, in un bosco vicino alla città di Ekaterinburg, negli Urali, venne individuata una fossa comune, contenente i resti ossei di vittime della rivoluzione russa. Nel 1991, alcuni studiosi inglesi prelevarono i frammenti ossei per determinare se alcuni di quei corpi appartenessero o meno ai Romanov, gli ultimi zar di Russia.

Nel 1993, le testate giornalistiche di tutto il mondo diedero lo storico annuncio. Le ossa rinvenute e repertate nel 1991 appartenevano senza ombra di dubbio ai Romanov. L’indagine fu condotta da esperti inglesi, che per ottenere l’incredibile risultato sottoposero ad esame del Dna Filippo, principe di Edinburgo, marito di Elisabetta II, a sua volta pronipote dell’ultima zarina. In definitiva, le risultanze genetiche conclamarono che lo zar Nicola II, sua moglie Alexandra e tre dei loro figli furono effettivamente eliminati dai bolscevichi nel 1918.

Tuttavia, un dato restava ancora misterioso ed inspiegabile. Tra le ossa trovate nella fossa comune di Ekaterinburg non erano presenti quelle del giovane erede al trono, lo zarevič Aleksej e di una delle due più giovani granduchesse, Marija o Anastasija. Si suppose che i loro corpi fossero stati bruciati dopo l’esecuzione capitale, come attesterebbero le note di Jakov Jurovskij, commissario della Čeka al quale fu affidato il compito di organizzare la fucilazione della famiglia imperiale, del loro medico, del cuoco e del valletto, e il successivo occultamento dei corpi.

Pertanto e verosimilmente essi vennero bruciati nel bosco da alcuni congiurati, mentre gli altri scavavano la fossa, ma ciò alimentò le già consistenti voci circa la presunta sopravvivenza al massacro di qualche membro della famiglia imperiale, circolanti a partire dal lontano 17 febbraio 1920, quando a Berlino, una giovane ragazza, confusa e smarrita, fu ricoverata in un ospedale psichiatrico, dopo un fallito tentativo di suicidio.

Registrata con il nome di Anna Anderson, qualche tempo più tardi, mormorando qualche confusa parola, dichiarò di essere Anastasia, la figlia di Nicola II, raccontando i particolari della sua clamorosa fuga, in quella famigerata notte tra il 16 e 17 luglio 1918: la baionetta utilizzata dai bolscevichi per finirla, sarebbe stata smussata nella punta e così, approfittando della confusione, sarebbe riuscita a trovare la salvezza.

La storia poteva apparire inverosimile se non fosse che la ragazza assomigliava come una goccia d’acqua alla granduchessa, in ogni particolare, persino in un neo della spalla e in un lieve difetto ad un dito della mano e dell’alluce.

Inoltre la presunta Anastasia impressionava per i modi aristocratici e per la conoscenza di numerosi ed intimi dettagli della vita di corte e della stessa famiglia imperiale; essa venne riconosciuta, come l’ultima dei Romanov, da numerosi servitori e anche da parenti dello zar, certi, pertanto, che una delle figlie di Nicola II, fosse miracolosamente sfuggita al massacro.

Dopo le iniziali certezze, cominciarono a sorgere numerosi dubbi, anche in capo a quegli stessi parenti che, in un primo tempo, si dicevano convinti di trovarsi di fronte alla granduchessa Anastasia; ad un certo punto, tra le varie considerazioni fatte, in un contesto alquanto caotico, si ventilò l’ipotesi che la ragazza fosse in realtà una contadina polacca Franziska Schwanzkowska, riconosciuta da alcuni famigliari.

Si tentò ogni tipo di analisi per verificare la vera identità di Anna Anderson, compresa quella della voce, il tutto fino al 1970, quando un tribunale tedesco dichiarò che non c’erano prove per affermare che essa fosse l’ultima erede della famiglia Romanov; ciononostante i dubbi rimasero e la stessa Anna Anderson, che fino all’ultimo dichiarò tenacemente di essere la granduchessa Anastasia, si è portata il segreto nella tomba, con la sua morte, avvenuta nel 1984.

La donna venne però clamorosamente smentita dieci anni più tardi, quando il test del Dna, eseguito sui suoi resti, sentenziò, definitivamente, che Anna Anderson era in realtà, non Anastasia, ma la sopraccitata Franziska Schwanzkowska.

Il caso è dunque chiuso, ma non completamente, in quanto, nonostante i risultato delle analisi, numerosi studiosi ed esperti continuano a scavare a fondo, nella vita della presunta granduchessa, alla ricerca di un qualcosa, di qualche elemento in grado di risolvere uno dei più grandi misteri della storia contemporanea.

I corpi dei Romanov, dopo la loro riesumazione, riposano a S. Pietroburgo, nella chiesa di Pietro e Paolo; ma all’appello mancano, come detto, due corpi, uno dei quali è probabilmente quello di Anastasia; questa circostanza ha ridato animo a coloro che ancora, imperterriti, continuano a scavare a fondo nella vita della sfortunata granduchessa, la quale, come un fantasma, ha fatto perdere le proprie tracce in quella macabra notte del 1918, dileguandosi nella lugubre cornice di un tetro bosco degli Urali.

 

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