Lo smemorato di Collegno: Canella o Bruneri?

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LO SMEMORATO DI COLLEGNO. BRUNERI O CANELLA?

Il caso dello Smemorato Di Collegno è un importante fatto di cronaca verificatosi nel 1926. L’episodio, che divenne famoso nella cronaca giudiziaria degli anni ’20, ha ad oggetto la misteriosa scomparsa del Prof. Giulio Canella (dato per morto durante la prima guerra mondiale) e la sua sensazionale ricomparsa.

Al centro del dibattito sociologico e giudiziario vi furono le ragioni della scomparsa, i motivi della riapparizione ma, sopratutto, l’accertamento della identità del disperso.

L’appassionante vicenda dello Smemorato di Collegno inizia nel 1926 ed ha come scenario la Macedonia. Un gruppo di soldati, capitanati da Giulio Canella è impegnato sul fronte di Nikopole per la conquista di Monastir.

Molti soldati vengono catturati dai guerriglieri bulgari e di loro si perdono le tracce. Giulio Canella è uno dei prigionieri.

L’ultima volta, venne visto da altri commilitoni, con un grave ferita alla testa, catturato e trascinato dai soldati nemici.

Dopo l’imboscata, i militari italiani riuscirono ad organizzare un feroce contrattacco ed a a conquistare la fortezza di Monastir. Trovarono molti compagni morti ed interrogarono i prigionieri bulgari sulla sorte di Canella. Ma di lui, nessuna notizia.

Il Capitano Canella venne inserito nella lista dei dispersi in guerra. Espressione che, nella vulgata militare, equivaleva a “è deceduto ma non abbiamo ancora individuato il cadavere”.

La moglie di Canella, pur non rassegnandosi del tutto, è convinta che il marito è morto.

Il 6 Febbraio del 1927, ovvero 11 anni dopo l’episodio, la rubrica “Chi li ha visti”, edita sulla Domenica Del Corriere, pubblica in prima pagina la foto di un uomo, ricoverato presso il manicomio di Collegno dal 10 Marzo del 1926.

Di lui non si sà nulla. L’unico dato certo è che quell’uomo è stato arrestato dai Carabinieri di Collegno mentre vagabondava per le vie Torino, minacciando atti di autolesionismo ed il suicidio. I Carabinieri lo arrestano perchè sorprendono l’uomo a rubare un vaso di rame all’interno del cimitero israelita.

Dal dettaglio fotografico l’ignoto barbone sembra avere l’età di 45 anni.

Il misterioso individuo venne interrogato a lungo dalle forze dell’ordine, ma non se ne cavò nulla. Sembrava affetto da una fortissima amnesia e non ricordava nè le sue origini nè la sua identità.

Per queste ragioni, venne trasferito nel manicomio di Collegno ed identificato con il numero 44170.

La Sig.ra Concetta Canellavista la foto pubblicata sulla Domenica Del Corriere, riconobbe le sembianze del marito.

Il 27 Febbraio del 1927 fù autorizzata ad entrare nel nosocomio per incontrare lo smemorato.

Per evitare qualsiasi condizionamento, l’incontro venne organizzato in modo casuale, autorizzando la donna a passeggiare nel chiostro del manicomio di Collegno alla presenza degli ospiti della struttura.

La donna, incontrato lo smemorato, affermò immediatamente trattarsi del marito scomparso. Al contrario, lo smemorato non manifestò alcun segno di recupero mnemonico e non si accorse della presenza della moglie.

Tuttavia, in un secondo incontro, lo smemorato affermò che la donna aveva una fisionomia familiare e che stavano affiorando alcuni ricordi perduti.

Nel terzo incontro, lo smemorato e la Canella si abbracciarono.

In un quarto incontro, la Canella confermò di riconoscere il marito mentre lo smemorato di Collegno dichiarò di ricordare di avere dei figli ed avviò un percorso di recupero della memoria perduta.

Nel mese di Marzo del 1927, lo smemorato di Collegno venne ufficialmente identificato nel Capitano Giulio Canella. Venne dismesso dal manicomio e tornò a Verona, nell’abitazione della moglie Concetta.

La notizia andò sulla prima pagina di tutte le testate giornalistiche: un uomo, dato per morto, recupera la memoria, i propri ricordi, la propria identità, la famiglia, la vita.

L’episodio dava speranza a tutti i genitori, le mogli ed i figli che non avevano più notizia dei loro cari dispersi in guerra.

A dispetto del fragore della vicenda, lo smemorato non venne mai intervistato nè interpellato.

Di lui non si sapeva assolutamente nulla. Sopratutto restava il più fitto mistero su quello che era accaduto in quei lunghi nove anni. Cosa era realmente accaduto? Cosa aveva fatto? Dove aveva vissuto?

Si verifica un clamoroso colpo di scena. Pochi giorni dopo l’apparente risoluzione della vicenda, esattamente il 7 Marzo del 1927, la Questura di Torino riceve una lettera anonima, in cui si afferma che lo smemorato di Collegno, in verità, non era Giulio Canella ma Mario Bruneri, un tipografo torinese scomparso nel medesimo periodo.

Mario Bruneri era un anarchico, ricercato dalla polizia del Regno fin dal 1922 per reati di sedizione politica ed altri numerosi fatti delittuosi (tra cui truffa e lesioni personali, appropriazione indebita).

Durante la latitanza, Bruneri era stato avvistato prima a Milano e poi a Padova in compagnia di una donna, tale Camilla Ghidini.

Dopo alcuni accertamenti sommari, il Questore di Torino dispone l’arresto dello smemorato, identificandolo non più come Giulio Canella ma come Mario Bruneri.

Il 9 Marzo del 1927 furono avviate complesse procedure di riconoscimento.

Fù, in primo luogo, contattata la moglie di BruneriRosa Negro che riconobbe subito il marito. Analogo riconoscimento fu effettuato dal piccolo Giuseppe, figlio del Bruneri. Seguì l’identificazione da parte del fratello Felice , delle sorelle Matilda e Maria e persino dell’amante Milly.

Dagli atti dell’epoca risulta che lo smemorato, dopo questa serie di riconoscimenti, ebbe un collasso e svenne.

Nonostante tutto, i Canella (in particolare Concetta) accusarono i Bruneri di avere spudoratamente mentito per assecondare la Polizia.

Lo smemorato venne sottoposto ai rilievi digitali, fu definitivamente arrestato e tradotto presso le strutture del manicomio.

L’11 Marzo del 1927, le impronte digitali dello smemorato (acquisite nell’immediatezza dell’arresto) vennero confrontate con quelle del presunto Giulio Canella (autore del furto presso il cimitero di Torino) e quindi con quelle del pregiudicato Mario Bruneri (già a disposizione del gabinetto di polizia scientifica di Torino).

L’esito di questi raffronti appurò che lo smemorato era in realtà proprio Mario Bruneri e non Giulio Canella.

Concetta Canella si oppose al riconoscimento ed avviò una lunga campagna tesa a raccogliere prove e dimostrare che lo smemorato non era Mario Bruneri ma il marito Giulio Canella.

Il caso approdò nelle aule di giustizia ed interessò il famosissimo giurista Francesco Carnelutti ed il gerarca fascista Roberto Farinacci.

Il 23 Dicembre del 1927, il Tribunale ordinò la scarcerazione dello smemorato, dichiarando non raggiunta la prova dell’identificazione in Mario Bruneri. La difesa dell’Avvocato Carnelutti fù determinante nel dimostrare l’insufficienza e contraddittorietà del teorema accusatorio.

A questo punto intervenne la madre di Bruneri che si dichiarò certa che l’intera operazione fosse stata orchestrata dal figlio Mario.

La famiglia Bruneri si rivolse al Tribunale di Torino chiedendo un nuovo accertamento.

LA COMPLESSA VICENDA GIUDIZIARIA

Il 28 Novembre del 1927, il Tribunale di Torino accerta l’identità dello smemorato: si tratta di Giulio Canella.

Il 5 Novembre del 1928, il Tribunale di Torino, a seguito del ricorso proposto dai Bruneri, ribalta il verdetto: lo smemorato è Mario Bruneri.

Il 7 Agosto del 1929, la Corte Di Appello Di Torino conferma che lo smemorato è Mario Bruneri.

L’11 Marzo del 1930, la Corte di Cassazione annulla la sentenza della Corte di Appello di Torino e rinviò gli atti alla Corte di Appello di Firenze.

Il 2 Maggio del 1931 la Corte di Appello di Firenze, disattendendo la Cassazione, confermò che lo smemorato era Mario Bruneri.

I Canella propongono un ulteriore ricorso per Cassazione ed, a questo punto, la Corte si pronuncia a Sezioni Unite.

Le Sezioni Unite, dopo un accesissimo dibattito (con sette giudici contrari e sette favorevoli) decise con il voto determinante del presidente D’Amelio (invitato da Alfredo Rocco a chiudere immediatamente il processo).

La Suprema Corte, il 25 Dicembre del 1931, decise che lo smemorato era Mario Bruneri.

Come possiamo notare da questi articolati passaggi, sul fatto regnò la confusione più assoluta e l’identità dello smemorato di Collegno, in realtà, non fù mai scientificamente provata.

La Cassazione, costretta ad emettere una decisione, optò per Bruneri, chiudendo la vicenda solo sotto il profilo giudiziario.

LO SMEMORATO ERA BRUNERI O CANELLA?

E’ estremamente difficile, ancora oggi, rispondere a questa domanda.

Negli anni venti e nei primi anni ’30, l’opinione pubblica era completamente divisa.

Molti sostenevano che lo smemorato era Canella perchè mostrava un livello culturale e comportamenti incompatibili con il passato di Bruneri (uomo rude e dedito al crimine).

Non solo, ma Canella venne identificato da 25 parenti e da oltre 145 conoscenti.

Altri sostenevano che lo smemorato era Mario Brumeri, forti delle indagini scientifiche effettuate e sopratutto per la testimonianza resa da illustri personaggi dell’epoca (come padre Agostino Gemelli e Della Torre). Inoltre, anche Bruneri, come Canella, si dilettava di filosofia.

Anche i più accreditati neuropsichiatri si divisero sul caso: Mario Carrara (genero di Lombroso) ed Ernesto Lugaro optarono per Bruneri, altri per Canella.

Frattanto, a seguito della sentenza definitiva, la Cassazione dichiarò l’illegittimità dei figli avuti da Concetta Canella con lo smemorato (durante il periodo del suo “ritorno” a casa).

LE VICENDE SUCCESSIVE

La vicenda dello smemorato di Collegno destò scalpore ed alimentò il giudizio morale dell’opinione pubblica.

Concetta Canella, a causa dell’ambiente sfavorevole creatosi, fù costretta ad espatriare in Brasile con il proprio convivente (lo smemorato).

Alcune testate giornalistiche avanzarono l’ipotesi che neppure la Sig.ra Canella credesse nella identità del marito e che la sua pervicacia tendesse a coprire quanto più possibile lo scandalo che sarebbe derivato dall’accertamento della verità e dalla convivenza ormai intrapresa con Bruneri.

Il Governo brasiliano registrò lo smemorato come Julio Canella, il quale intraprese una brillante carriera come professore di filosofia.

Morì a Rio De Janeiro, il 12 Dicembre del 1941.

Concetta Canella sostenne sempre che lo smemorato fosse il marito. Morì anche lei in Brasile, nel 1977.

UN ULTERIORE COLPO DI SCENA

Dopo la conclusione della vicenda giudiziaria,  la Sig.ra Taylor, nobildonna inglese, si presentò ai giudici milanesi rendendo una clamorosa deposizione.

La donna affermò di avere conosciuto un mendicante nel 1923. Lo aveva trovato per strada, in stato confusionale e vestito da militare.  Entrando in confidenza, il mendicante le avrebbe raccontato di avere combattuto in guerra, di avere perso la memoria e non ricordare molti particolari della sua vita. Ricordava, soltanto, di avere una famiglia ma non sapeva dove abitava e dove si trovava.

Una lattaia milanese, tramite il mendicante, sarebbe entrata in contatto con la Taylor.

Le due donne familiarizzarono, ma erano sorprese dai continui cambiamenti di umore che manifestava il mendicante, tanto da ipotizzare che si trattava di due persone diverseuna era Giulio Canella e l’altra Mario Bruneri.

A riprova di ciò, fù dimostrato che una giacca donata dalla Sig.ra Taylor era passata di mano tra i due personaggi.

La Taylor alluse al fatto che Bruneri avesse assunto da Canella numerose informazioni sulla vita familiare, poi utilizzate nella messinscena della falsa identità e perdita di memoria.

In sostanza, secondo la Taylor, Bruneri, sfruttando la somiglianza fisica con Canella e forte delle informazioni acquisite, avrebbe assunto la sua identità per sfuggire alla legge.

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