Il delitto dei coniugi Masi

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IL DELITTO DEI CONIUGI MASI

La notte tra l’1 ed il 2 giugno del 2005,  l’avvocato Libero Masi e la moglie Emanuela Chelli, vennero barbaramente uccisi a colpi di machete (quattro alla nuca per il Masi e 2 per la Chelli) nella loro villa abbruzzese al centro di Nereto.

Il caso, dopo sette anni di indagini, è rimasto senza colpevoli ed è stato archiviato nel 2012.

L’unico indizio emerso è costituito dalla impronta di una scarpa rinvenuta nella scena del delitto. Gli inquirenti hanno acquisito decine di dichiarazioni e testimoniane, cercando di scandagliare la vita professione e familiare dei coniugi, nella speranza di potere individuare una pista concretamente percorribile. Ma tutto è rimasto nel buio.

Le indagini hanno escluso l’ipotesi di una rapina degenerata e la vendetta personale nei confronti dell’avvocato Masi. Inizialmente, infatti, si era pensato ad una ritorsione da parte di un cliente insoddisfatto o un delitto maturato nel contesto delle relazioni professionali della vittima. Si era poi passati alla tesi della rapita esitata in una esecuzione, considerando che, la sera prima dell’omicidio, l’avvocato Masi aveva percepito una parcella di 30 mila euro.

Tuttavia, la somma di denaro venne rinvenuta nell’Agosto del 2009 all’interno di una scatola di scarpe nascosta nella libreria della villa. Per cui, anche la pista della rapina fu esclusa.

La Procura della Repubblica dell’Aquila aveva anche disposto l’acquisizione dei tabulati telefonici, per esaminare i contatti delle vittime nel periodo immediatamente precedente la tragedia. Anche in questo caso, le attività peritali non hanno reso spunti utili nè una pista alternativa percorribile.

Si era parlato anche di una pista “Svizzera”, basata sulle similitudini di un delitto fotocopia commesso da un operaio romano che, all’epoca dei fatti, dimorava nello stesso stabile dove viveva un parente dei coniugi Masi.

Tutto è caduto nel nulla quando è stato appurato che il soggetto indagato si trovava fuori Italia nel giorno del delitto.

Adesso, il decreto di archiviazione mette la parola “fine” all’attività di indagine per un delitto che, come tanti altri, resta senza colpevoli.

 

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