Caso Fenaroli e l’omicidicio di Maria Martirano

Caso Fenaroli e l’omicidicio di Maria Martirano

- in Delitti irrisolti
2022
0
Caso_Fenaroli
Condividi articoloShare on Facebook0Share on Google+32.9kTweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Print this pageEmail this to someone

Il “Caso Fenaroli” costituisce uno dei più interessanti misteri di cronaca nera del dopo guerra. La vicenda giudiziaria attirò l’attenzione dell’opinione pubblica e suscitò l’interesse di scrittori ed intellettuali. Per certi aspetti, anche sotto il profilo del clamore mediatico, il Caso Fenaroli può essere paragonato al delitto di Wilma Montesi.

Caso Fenaroli. Cronaca di un delitto.

Caso Fenaroli. Via Monaci 31
La casa di Via Monaci 31 a Roma

Questi i fatti. La mattina dell’11 Settembre del 1958, una donna suona ripetutamente il campanello dell’interno 3 in Via Monaci N.31.  A suonare è la domestica di Casa Fenaroli che, come tutti i giorni, si reca nell’appartamento per effettuare le pulizie e badare alla casa. La domestica suona e bussa reiteratamente, ma nessuno risponde. Fatto strano ed inconsueto perchè nell’abitazione dovrebbe trovarsi la Sig.ra Maria Martirano, moglie di Giovanni Fenaroli che, in quel momento,  è assente da Roma per motivi di lavoro.  Qualche ora dopo, in Via Monaci N.31 giunge Luigi Martirano, fratello di Maria Martirano, allarmato dal fatto che la sorella non ha risposto alle sue molteplici telefonate. Luigi Martirano si cala dal terzo piano e riesce ad entrare nell’appartamento attraverso una finestra che dà sulla cucina. Appena poggiati i piedi sul pavimento, si trova dinanzi al corpo senza vita della sorella. Maria Martirano è riversa per terra e sembra esser stata strangolata.

Ad intervenire sul posto è la Squadra Mobile di Roma. Il luogo viene ispezionato e sul cadavere vengono espletati i rituali rilievi autoptici. La prima persona a cadere nella lista dei sospettai è Giovanni Fenaroli, marito di Maria Martirano. Tuttavia, l’uomo ha un alibi di ferro: all’ora del delitto (ovvero tra le 23:30 e le 00:30) si trovava a Milano per ragioni di lavoro e la sua presenza è comprovata da numerosissimi testimoni. Ha inizio il Caso Fenaroli che appassionerà l’Italia e gli italiani.

Peraltro, l’orario del decesso è assolutamente certo in quanto Maria Martirano aveva parlato al telefono con il marito fino alle 23:27. Qualche minuto dopo, alcuni inquilini dello stabile avevano visto la signora affacciata sul balcone di casa, come se stesse attendendo l’arrivo di qualcuno. Dalle 00:30 in poi, invece, vi sono le numerose telefonate effettuate, fino al mattino, dal fratello Luigi. L’omicidio, in sintesi, và collocato tra le ore 22:30 e le 00:30.

Prima domanda. Maria Martirano aspettava qualcuno? E, se si, chi doveva incontrare? Maria Martirano era notoriamente una donna attenta e riservata, che non avrebbe mai aperto la porta di casa ad uno sconosciuto. Ogni notte, prima di andare a letto, verificava, in modo quasi maniacale, che la porta d’ingresso fosse ben chiusa. Qualche giorno prima aveva anche fatto cambiare i lucchetti ed i chiavistelli, impaurita da alcuni rumori e passi sospetti nell’androne di casa. In definitiva, chi è entrato in quella casa doveva ben conoscere la Sig.ra Martirano ovvero era qualcuno di cui aveva fiducia.

Sulla scena del crimine, nella stanza da letto, la polizia rinviene alcune polizze assicurative. Inoltre, risultano spariti i preziosi gioielli della vittima.

Una delle suddette polizze è un’assicurazione sulla vita stipulata da Giovanni Fenaroli, che dà diritto a 150 milioni di lire (una somma elevatissima per quegli anni) in caso di decesso della moglie, anche se per cause violente. E’ un indizio importante che, fin dall’inizio, dirige le indagini su Fenaroli. Tuttavia, Giovanni Fenaroli non poteva in alcun modo essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio perchè si trovava a Milano. Si pensa ad un sicario, con Fenaroli come mandante.

Giovcanni Fenaroli viene interrogato per oltre 22 ore. Ma non crolla. Mantiene sempre la sua versione, lucida, provata ed inattaccabile.

Intanto, la vicenda diviene più colorita e pittoresca, quasi romanzata. Si scopre che Maria Martirano, tra il 1930 ed il 1932, aveva lavorato in alcune casi di tolleranza, prima di abbandonare definitivamente il mestiere più antico del mondo, sposandosi e divenendo una donna rispettata e borghese. L’assassino poteva essere un ricattatore? Poteva trattarsi di qualcuno che Maria Martirano aveva conosciuto in quegli anni bui ed incoffessabili?

Potrebbe. Ma le indagini non approdano a nulla di concreto.

Caso Fenaroli. L’arresto di Giovanni Fenaroli e Raul Ghiani.

Giovanni Fenaroli
Foto di repertorio di Giovanni Fenaroli

Un mese e mezzo dopo l’omicidio, quando le indagini sembrano in un vicolo cieco, la Squadra Mobile di Roma arresta Giovanni Fenaroli e tale Raul Ghiani. Chi era Raul Ghiani? Ghiani era un giovane elettrotecnico di origine milanese che conduceva una vita semplice e disordinata. Non aveva nulla del killer, se non le sue grandi e grosse mani.

Ma che c’entrava Raul Ghiani con questa vicenda?

Le indagini avevano appurato che Ghiani era in rapporto d’amicizia con Carlo Inzolia, fratello di Amalia Inzolia che era l’amante di Giovanni Fenaroli e deceduta un anno prima. Secondo gli inquirenti, Giovanni Fenaroli avrebbe prelevato Raul Ghiani a Porta Genova la sera del delitto. A bordo di una Alfetta e correndo all’impazzata, i due avrebbero raggiunto l’aeroporto di Malpensa, dove Ghiani si sarebbe imbarcato su un volo diretto per Roma. Arrivato nella capitale, Raul Ghiani avrebbe raggiunto Via Monaci 31. Intorno alle 23:24, Fenaroli avrebbe telefonato alla moglie, convincendola ad aprire la porta a Ghiani che avrebbe strangolato la Martirano simulando una rapina. A quel punto, Ghiani sarebbe rientrato a Milano in treno.

La tesi accusatoria era confortata dal fatto che Ghiani non aveva alibi per la sera del delitto. La mattina successiva giunse a lavoro in ritardo. Inoltre, due testimoni affermarono di averlo visto a bordo dell’aereo e dinanzi il portone di Via Monaci e sul treno Roma-Milano.

CASO FENAROLI. INCONGRUENZE DELLA RICOSTRUZIONE ACCUSATORIA.

La ricostruzione delle dinamiche omicidiarie del caso fenaroli sembrava perfettamente collimante. Tuttavia, un’attenta disamina dei riscontri testimoniava assoluta incompatibilità con la tesi degli inquirenti.

Prima di tutto, la Martirano, a tarda ora, non avrebbe aperto la porta neppure al marito. Figuriamici se avrebbe potuto farlo su sua sollecitazione, facendo entrare un estraneo a seguito di una telefonata. Già in passato si era verificato che la vittima non avesse aperto la porta al marito, costringendolo a rientrare in casa il giorno successivo. Resta il fatto, che la Martirano quella sera aprì la porta a qualcuno.

I due testimoni che affermarono di aver riconosciuto Ghiani descrissero un uomo atletico e vestito di blu. Una descrizione talmente generica da potersi adattare a qualsiasi persona con caratteristiche simili.

Altro punto: la tempistica. Per giungere dal centro di Milano all’aeroporto di Malpensa, in pochi minuti e sotto un nubifragio, Fenaroli avrebbe dovuto viaggiare su un’autovettura di Formula Uno. Anche in quel caso, tuttavia, sarebbe giunto probabilmente in ritardo.

L’unico elemento di sospetto nel caso Fenaroli, in definitiva, riguardava i pessimi rapporti intercorrenti tra i due coniugi e le reciproche minacce che animavano alcune liti. Non per nulla Fenaroli era assente da casa per gran parte della settimana e preferiva trascorrere il suo tempo a Milano, in compagnia dell’amante.

Teoricamente, Fenaroli poteva essere il mandante dell’omicidio della moglie. Fu screditato dal suo ragioniere Egidio Sacchi. Sacchi rivelò il contenuto della ipotetica telefonata tra Fenaroli e Ghiani, unendo falsità e menzogne, ed inducendo gli inquirenti a verificare la posizione di Raul Ghiani.

Il cerchio sembrò chiudersi un anno dopo, quando gli investigatori, a seguito di una segnalazione, ritrovarono i gioielli della vittima nel posto di lavoro di Ghiani. Fatto strano ed abnorme, perchè la polizia, prima di quel momento, aveva già effettuato ben tre perquisizioni senza trovare nulla. Solo una persona dalla mente mediocre e più che infantile avrebbe potuto nascondere la prova del delitto nel posto di lavoro, frequentato quotidianamente e sotto l’occhio degli inquirenti. Tutto fà pensare ad una banale montatura ad un depistaggio teso ad incastrare Ghiani.

La Corte di Assise di Roma, all’esito del lungo processo, condannò Fenaroli e Ghiani all’ergastolo, a 13 anni Inzolia.

Giovanni Fenaroli morì in carcere nel 1975. Raul Ghiani ottenne la grazia da Sandro Pertini nei primi anni 80. Inzolia scontò la sua pena e sparì di Milano.

Restano moltissimi dubbi. Perchè Egidio Sacchi accusò Raul Ghiani? La risposta, probabilmente, è semplice. Sacchi fu arrestato e sottoposto ad un violento interrogatorio in cui gli si chiedeva di fornire nomi e cognomi. Sacchi riferì del rapporto di conoscenza tra Ghiani e Fenaroli. Ma l’accusa, a ben vedere era falsa. Tanto che Sacchi indicò genericamente un tale Raul, come se non lo conoscesse e disdicendo quanto aveva fino a quel momento affermato ovvero di frequentarlo e di esservi andato molte volte a cena.

Parecchi anni dopo, il giornalista Antonio Padellaro scrisse il libro  “Non aprite agli assassini” dove si racconta un’altra storia. Padellaro racconta di un ricatto fatto da Maria Martinaro e Giovanni Fenaroli ad un sottosegretario di Stato, riguardante tangenti all’Icrea. Una sorta di tangentopoli degli anni 50. Il giornalista riferisce di un intervento dei Servizi Segreti  per recuperare le carte compromettenti custodite dai Fenaroli a Roma. E’ in questo contesto che Martirano sarebbe stata uccisa. La donna aprì la porta di casa,  non già ad un conoscente ma a qualcuno con cui doveva trattare lo scambio e la consegna dei documenti.

Da quel momento in posi si mise in moto il meccanismo di un abile depistaggio. Quel depistaggio che portò all’incriminazione di Fenaroli e Ghiani.

Resta sempre un dubbio. Perchè Fenaroli, ormai condannato all’ergastolo, non rivelò quelle informazioni che avrebbero potuto definitivamente scagionarlo?

Forse tentò di farlo, ma qualcuno gli impedì di parlare.

Condividi articoloShare on Facebook0Share on Google+32.9kTweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Print this pageEmail this to someone

Facebook Comments

Rispondi

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti potrebbe interessare

IL DELITTO DI DENIS BERGAMINI

Condividi articolo000 MORTE DI DENIS BERGAMINI. IL CASO