Il Delitto di Antonella Falcidia

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L’OMICIDIO DELLA DOTTORESSA ANTONELLA FALCIDIA.

Il delitto Falcidia è degno della migliore letteratura giallistica. Un copione che sembra uscire dalla penna di un abile e fantasioso sceneggiatore, tanto da meritare un saggio di Carlo Lucarelli che portò, quando tutto sembrava  già chiuso, alla riapertura del caso.

E’ la sera del 4 Dicembre del 1993. Antonella Falcidia, rinomata docente universitaria, viene trovata morta a Catania, nella sua abitazione, trucidata da 23 coltellate.

Foto della Dott.ssa Falcidia
Foto della Dott.ssa Falcidia

Il caso destò clamore nella Catania dabbene, anche perchè Antonella Falcidia era una persona molto conosciuta negli ambienti in degli anni 80 e 90.

I sospetti caddero immediatamente sul marito Enzo Morici, primario di chirurgia all’Ospedale di Taormina. Il rapporto tra i due, sopratutto negli ultimi mesi, era estremamente teso e conflittuale.

Gli investigatori che effettuano il sopralluogo sul sito del delitto non trovano indizi concreti che possano condurre all’incriminazione di Morici.

Peraltro, il marito aveva un alibi perfetto. Secondo la testimonianza di un collega, al momento del delitto si trovava in autostrada e stava per rincasare.

L’allarme fù lanciato proprio da Morici che, giunto a casa, trovando la moglie morta, contattò le forze dell’ordine.

Per oltre 15 anni il delitto Falcidia era rimasto senza un movente, senza un colpevole.

Fino a quando un giovane P.M. di Catania, il Dott. Salvatore Faro, prendendo spunto da un articolato saggio di Carlo Lucarelli, decide di disporre nuove indagini, avvalendosi degli strumenti offerti dalla più moderna tecnologia.

Riesaminando i reperti dell’epoca, fu recuperata una traccia di sangue impressa sul divano dove era riverso il corpo della Dott.ssa Falcidia. Attraverso l’ausilio di un potentissimo scanner, la macchia è stata ingrandita ed ha evidenziato tre lettere sequenziali: “ENZ”.

Gli inquirenti ritennero che quelle iniziali fossero state lasciate dalla vittima agonizzante per indicare l’autore del delitto: “Enz” ovvero Vincenzo, cioè il marito Vincenzo Morici.

Valorizzato questo indizio, la Procura di Catania riesaminò le testimonianze dell’epoca, appurando che la dichiarazione resa dal testimone che scagionava Morici non era precisa sulla tempistica, consentendo di collocare il viaggio di ritorno dell’indagato ad un orario compatibile con il delitto.

A seguito della riapertura delle indagini, Morici venne sottoposto a fermo e tratto in arresto per il delitto della moglie Antonella Falcidia.

Il Tribunale del Riesame di Catania ne dispose la remissione in libertà, ritenendo che il quadro indiziario fosse assolutamente fragile.

Il Prof. Morici scelse di definire il procedimento con rito abbreviato (vale a dire con una istruttoria limitata allo stato degli atti).

I P.M., nella requisitoria, enfatizzarono l’ultima pugnalata, inferta alla vittima con “precisione chirurgica”, laddove Morici è, per l’appunto, un chirurgo.

Per quanto riguarda il movente, si rilevò che Morici tradiva la moglie ed il delitto venne ricondotto ad un cruento litigio esitato nell’omicidio.

Il criminologo Francesco Bruno gettò altra carne sul fuoco, lanciando sospetti sulla morte del padre della Dott.ssa Falcidia, deceduto improvvisamente per infarto circa due mesi dopo l’assassinio della figlia.

L’uomo era curato proprio da Vincenzo Morici, del quale bisognava approfondire la posizione all’interno della vicenda.

Due anni dopo anche lo zio della professoressa morì, operato di un tumore allo stomaco, durante un intervento presieduto dallo stesso professor Morici.
Bruno ebbe a dichiarare: “C’erano e ci sono una serie di indizi e secondo il profilo che tracciai, il killer doveva essere in stretti rapporti familiari con la vittima che venne sorpresa all’improvviso dall’aggressione del killer, il quale doveva essere un maschio tra i 40 ed i 50 anni, avere buone cognizioni di chirurgia, visto come e dove aveva assestato i colpi. E doveva essere una persona lucida, capace di depistare le indagini verso altre persone e soprattutto nutrire un profondo odio verso la vittima colpita con 23 coltellate, nutrito da un forte senso di frustrazione e di vendetta verso di lei.”

Nel 1993, subito dopo il delitto, gli inquirenti cercarono, però, anche un killer donna.

Ecco le dichiarazioni di allora: “L’assassino ha lasciato molte tracce, sin dal primo momento abbiamo avuto buoni indizi. Possiamo dire che sappiamo chi è, ma non riusciamo a dimostrarlo. Non è escluso che entro 4 ore possano maturare grosse novità.” Addirittura ipotizzarono che la killer della Falcidia avesse partecipato anche al funerale della vittima. Queste ipotesi partirono tutte da una telefonata anonima giunta al centralino di un’emittente catanese a pochi giorni dal delitto. L’anonimo interlocutore riferì di aver visto una donna di circa 40 anni, pallida e sconvolta, allontanarsi, il giorno del delitto, dalla palazzina in cui viveva Antonella Falcidia in una station wagon bianca.
Gli inquirenti trovarono all’epoca, sul tappeto insanguinato della casa in cui fu commesso il delitto, un’impronta di scarpa di misura piccola, apparentemente pertinente ad una scarpa da donna. La persona che ha ucciso la professoressa Falcidia doveva, comunque, essere conosciuta dalla donna, visto che la vittima, al momento della morte, era in vestaglia e nel suo soggiorno e che la porta di casa risultava regolarmente chiusa e non scassinata.

L’autopsia evidenziò un ematoma al volto della professoressa Falcidia antecedente alle coltellate, segno che la donna fu colpita da due  pugni, uno alla fronte ed uno al naso, che, forse, la stordirono. Nel tentativo di difendersi dalla successiva sequenza di coltellate, la professoressa Falcidia si aggrappò disperatamente ai capelli del killer, uomo o donna che fosse.

Alcuni capelli furono ritrovati nella mano destra del cadavere ed entrarono a far parte dei reperti raccolti, al tempo, dagli inquirenti. Questi capelli presentavano tracce di una tintura bionda. I due colpi al volto, la violenza con la quale furono inferti, sono stati attribuiti ad una mano maschile.
Nel 2006, poi, la casa del delitto venne nuovamente ispezionata dai carabinieri e dal RIS di Messina, alla ricerca di possibili altri reperti, sebbene l’appartamente appartenesse, oramai, ad un’altra famiglia. In quest’occasione sono stati filmati e fotografati gli ingressi del condominio, le scale, i pianerottoli, la cantina, le terrazze oltre all’interno dell’appartamento.

Morici, a seguito di giudizio abbreviato, è stato assolto dall’accusa di omicidio doloso e premeditato.

La Corte di Appello di Catania, in data 3/6/2013, ha confermato l’assoluzione del chirurgo.

Il delitto Falcidia è e forse resterà sempre senza un colpevole.

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