Il mistero della morte di Bruce Lee

Il mistero della morte di Bruce Lee

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La morte di Bruce Lee è ancora avvolta nel mistero. Le circostanze del suo decesso non sono state adeguatamente chiarite e sulla sua prematura scomparsa si addensano dubbi cui, probabilmente, non saremo mai in grado di dare una risposta definitiva.

Bruce Jun Fan Lee, nato a San Francisco il 27 Novembre del 1940, è considerato uno dei più importanti artisti marziali di ogni epoca. Non era soltanto uno sportivo dalle doti fisiche ed acrobatiche eccezionale, fu anche attore, produttore, regista e uomo di elevata cultura, tanto da conseguire a Washington la laurea in filosofia (studioso ed appassionato di Hegel e Kant).

Divenne popolarissimo in occidente nel campo della filmografia, recitando quale attore in film su arti marziali in cui si esibiva in modo naturale, mostrando le sue innaturali doti fisiche ed acrobatiche.

Il grande Bruce Lee morì ad Hong Kong il 20 Luglio del 1973, a soli 32 anni, quando era all’apogeo della carriera marziale e cinematografica.

Tuttavia, le ragioni e cause della sua morte restano ad oggi un mistero.

Il referto autoptico rivelò che la causa della morte fosse da addebitare ad un edema cerebrale, ovvero un eccesso di accumulo di liquidi negli spazi interstiziali dei tessuti encefalici. Si chiuse come “morte accidentale”, ma fu veramente così?

Secondo le cronache, il giorno del decesso, Bruce Lee si trovava a casa della produttrice cinematografica  Betty Ting Pei, insieme al cineasta Raymond Crow ed al produttore Concord. Lamentò una forte emicrania e l’amica, nel tentativo di alleviarla, le somministrò una pasticca di Equagesic (un analgesico, a base di aspirina e meprobamato). Lee andò a sdraiarsi per calmierare il dolore ma non si svegliò mai più.

Inizialmente, la morte dell’artista venne attribuita ad una reazione allergica prodotta dal farmaco assunto (sopratutto ad un componente di esso, il meprobamato). L’autopsia evidenziò che il cervello dell’attore era gonfio e presentava un aumento di volume del 13 per cento.

Tuttavia, la tesi della reazione allergica presentava notevoli incongruenze. Venne appurato, infatti, che Lee aveva assunto in altre circostanze farmaci antidolorofici con le medesime caratteristice.

Vennero, fin da subito, elaborate altre tesi, riconducibili ad avvelenamento, omicidio commissionato dalla mafia cinese, un colpo inatteso ricevuto da Dim Mak ovvero un overdose di sostanza stupefacente.

Nel 1973, poco prima della sua morte, Bruce Lee si trovava ad Hong Kong per doppiare i dialoghi finali di “I tre dell’operazione drago“, e quel giorno in studio faceva un gran caldo, era molto umido, tanto che ad un certo punto cominciò a sentirsi poco bene ed uscì dallo studio.

Poco dopo, alcuni componenti della troupe lo trovarono steso a terra che vomitava ed in preda a crisi convulsive, quindi lo portarono in ospedale dove gli diagnosticarono un’infiammazione al cervello e gli somministrarono un Mannitol. Dopo un’ora e mezza, il piccolo drago riprese conoscenza ed in seguito, dopo un ricovero ed un periodo di riposo fu dimesso e giudicato in perfetto stato di salute. Questo episodio, potrebbe orientare per una morte addebitabile ad una pregressa patologia cerebrale, enfatizzata dall’assunzione di farmaci controindicati o droghe.

Secondo un’altra tesi, Lee venne avvelenato. In molti sapevano che i rapporti tra Bruce e Raymond Crow erano ai ferri corti, litigavano furiosamente, ed a quanto pare la causa era che il piccolo drago accusava Crow di rubare i soldi dalla società della compagnia di produzione Concord. Pertanto, secondo potrebbe essere stato Crow ad avvelenare Bruce, per non rischiare di essere arrestato e di dover affrontare un’accusa infamante come quella del furto nei confronti del socio. L’episodio omicidiario, infine, sarebbe stato insabbiato con la complicità di esponenti della mafia cinese, cui Bruce era inviso per avere svelato ed occidentalizzato i segreti delle arti marziali cinesi.

Altra ipotresi è legata alla morte conseguente all’assunzione di steroidi anabolizzanti.

L’ex marito di Linda Lee e per un periodo anche allievo di Brucee rivelò che il piccolo drago fin dagli anni sessanta assumeva sia hashisc che steroidi ed alcuni pensano che l’uso di questi ultimi avrebbe contribuito al danneggiamento fisico ed emozionale di Lee, soprattutto perchè combinati con altri fattori quali l’esaurimento e dei livelli di tensione prossimi alla morte.

James Fitkins, un medico di Chicago, presentò una sua teoria sulla morte di Lee. Riteneva che il piccolo drago poteva essere morto per un particolare tipo di attacco epilettico chiamato Sudep, riconosciuto dalla scienza solo nel 1995. Questo implica una convulsione che blocca il cuore ed i polmoni e può prodursi per mancanza di sonno ed alti livelli di tensione.

Il dottor Wu, neurologo che visitò Bruce durante il primo episodio convulsivo, propose la teoria dell’attacco epilettico. Il medico aveva concluso che Lee soffrisse di un edema cerebrale, trattato con Mannitol. Questo farmaco ha caratteristiche osmotiche e diuretiche e  veniva somministrato generalmente in caso di overdose da barbiturici e per elimare dal sistema nervoso un potenziale letale eccesso di sodio.

Secondo questo medico, il sodio produsse ipersensibilità alla cannabis e di conseguenza l’edema cerebrale e le convulsioni. Si dice che Lee facesse regolarmente uso di cannabis sotto forma di gomma da masticare e foglie. In effetti, l’autopsia praticata il 20 luglio rivelò che al momento della morte Lee aveva una piccola quantità di cannabis nello stomaco, ma ci fu chi sostenne che si persero ore preziose il giorno della sua morte e questo diede modo alla cannabis di portare a termine il suo fatale compito.

Infine, secondo altri critici, Bruce fu assassinato su commissione dalla mafia cinese. La presenza della Mafia cinese nella vita dei Lee sarebbe correlata al fatto che il diciottenne Bruce, durante una rissa particolarmente violenta, picchiò brutalmente il figlio di un alto membro dell’organizzazione criminale; altri, più semplicemente, correlano l’evento alla posizione predominante che la Triade occupava nel mercato del cinema ed al suo desiderio di voler ‘gestire ‘ gli affari della giovane promessa dei film di Hong Kong, il quale rifiutò decisamente, ed ai puristi delle arti marziali, che non volevano fossero ‘esportate ‘ in occidente. Non si hanno prove della veridicità di una qualsiasi di queste ipotesi. Comunque sia andata, la leggenda narra che la Mafia cinese maledì Bruce, assicurandogli che lo avrebbe stroncato quando meno se lo aspettava e che avrebbe colpito lui ed i suoi discendenti.

 

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