Papa Luciani. La misteriosa morte di un pontefice

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- in Morti Sospette
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Papa Luciani era nato a Forno Canale il 17 Ottobre del 1912. Fu’ eletto pontefice della Chiesa Cattolica e Vescovo di Roma il 26 Agosto del 1968.

Il suo pontificato è stato uno dei più brevi della storia. Durò soltanto 33 giorni, atteso che il papa morì il 28 Settembre del 1978.

Nel 2003, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II (che scelse questo nome in ricordo del predecessore appena deceduto) fù avviata la procedura di canonizzazione, non ancora conclusasi.

Papa Luciani è passato alla storia, oltre che per il suo brevissimo pontificato, anche come papa del” sorriso” di Dio, in virtù dei suoi modi estremamente delicati e cortesi e per quel bonario sorriso che caratterizzava il suo volto mite.

La sua morte, improvvisa ed inaspettata, ha fin da subito destato profonde perplessità, sia tra i fedeli che nella cronaca giornalista che analizzò la vicenda.

Ma, procediamo per gradi ed esaminiamo i fatti e le circostanze di questo strano e misterioso decesso.

Alle 7.30 del 28 Settembre del 1978, la stampa di tutto il mondo dà una clamorosa notizia. Papa Luciani (appena eletto pontefice) è deceduto nelle stanze vaticane a causa di un infarto acuto al mio-cardio.

Questo il testo del comunicato, come divulgato da portavoce della sede pontificia: “Questa mattina, 29 settembre 1978, verso le cinque e mezzo, il segretario privato del Papa, non avendo trovato, diversamente dal solito, il Santo Padre nella cappella del suo appartamento privato, lo ha cercato nella sua stanza e lo ha trovato morto nel letto con la luce accesa, come se fosse intento a leggere. Il medico, dottor Renato Buzzonetti, che è accorso nella stanza del Papa, ha confermato la morte, che è avvenuta presumibilmente verso le undici di ieri sera, asserendo che si è trattato di morte improvvisa che potrebbe essere stata causata da infarto mio-cardico acuto”.

Si apprende che Suor Vincenza (stretta collaboratrice del Papa) alle ore 4.30 lascia sulla scrivania del pontefice (come era solita fare tutti i giorni) una tazzina di caffè. Poi bussa alla porta della stanza da letto, dove il Papa riposa, per dargli il buongiorno. Ma nessuno risponde. Suor Vicenza sà bene che Luciani (come era di sua abitudine da oltre 20 anni) non si alzava mai dopo le 4.30. Pertanto, ribussa alla porta e, preoccupata da quello strano ed inconsueto silenzio, decide di entrare.

Papa Luciani è sdraiato nel letto, con il capo inclinato sulla destra e labbra appena dischiuse. Ha gli occhiali ancora poggiati sul naso ed in mano tiene delle carte. Ma è privo di vita. L’ora della morte rimane un’incognita, anche perchè non sarà mai effettuata alcuna autopsia.  L’unico dato certo è che il pontefice è deceduto prima delle 4.30 (ora in cui Suor Vincenza entra nella sua stanza).

Si susseguono una serie di fatti altamente sospetti. Dal comodino del Papa spariscono le medicine che era solito assumere quotidianamente. Non vengono più ritrovate le carte che il pontefice teneva in mano al momento della morte. Non viene rinvenuto il testamento olografo che il pontefice aveva predisposto. Sul comodino, accanto al letto, viene trovata una copia del libro “L’Imitazione di Cristo“.

Le testate “complottiste” vagheggiano la tesi che Albino Luciani non sia deceduto per morte naturale, ma sia stato vittima di una vendetta o di un’oscura trama ordita all’interno delle stanze vaticane.

Papa Luciani, fin dal giorno successivo alla sua elezione, aveva manifestato il fermo proposito di voler riformare l’interno ordine ecclesiastico e ricondurre la Chiesa alla dimensione di autentica povertà rappresentata dal Vangelo e dall’esempio di Cristo. Non a caso L’imitazione di Cristo era il suo libro preferito.

Inoltre, nei giorni antecedenti la sua morte aveva avviato un processo di “purificazione” nello IOR che doveva esitare nella deposizione dell’arcivescovo Paul Marcinkus.

In sostanza, secondo le voci che trapelarono in quegli anni, Luciani intendeva abolire o fortemente ridimensionare la struttura creditizia vaticana, contraria allo spirito caritatevole di una Chiesa che aveva perso la sua dimensione originaria.

Ma chi era Paul Marcinkus?

Marcinkus era un famoso arcivescovo americano che, nel 1969, venne nominato segretario della cancelleria vaticana. Negli anni ’70 è intimo amico di David Kennedy, uno dei più grandi affaristi statunitensi nonchè presidente della National Bank di Chigago. L’amicizia (ed i rapporti d’affari con Kennedy) porteranno Marcinkus a conoscere il noto faccendiere siciliano Michele Sindona, nonchè Licio Gelli e Roberto Calvi.

Attraverso una fitta ed ambigua rete di relazioni, Marcinkus diviene presidente dello I.O.R. (carica che manterrà fino al 1989) ovvero la banca privata del Vaticano.

Nel 1981, Marcinkus sarà direttamente e personalmente coinvolto nello scandalo del Banco Ambrosiano Veneto a causa delle illecite compromissioni economiche con lo IOR.

Nel 2003, il pentito Vincenzo Calcara indicherà in Marcinkus l’anello di congiunzione tra  mafia e finanza vaticana, che attraverso lo IOR effettuata il riciclaggio di denaro sporco.

Per queste ragioni, nell’analisi di alcuni  “complottisti”, si fece strada l’idea che Luciani non fosse morto per cause naturali ma ucciso su mandato dello stesso Marcinkus.

Se il progetto di riforma di papa Luciani fosse andato in porto, lo IOR avrebbe dovuto cedere tutte le proprietà mobiliari ed immobiliari ed i suoi vertici (in modo diretto il medesimo Marcinkus) sarebbero stati sostituiti.

Altro personaggio potenzialmente collegato con la vicenda, nonchè amico di Marcinkus, fù il Cardinale Cody (della Chiesa di Chigago) che Paolo VI detestava ed a cui aveva  finanche chiesto di abbandonare gli abiti religiosi.

Cody, all’epoca tesoriere della Chiesa di Chicago, si era appropriato di ingenti quantità di denaro, investendo illegalmente circa due milioni di dollari dell’epoca in azioni della Penn Central (che andò in bancarotta) per poi appropriarsi (svendendoli) dei beni della diocesi di Chicago.

Papa Luciani era in possesso di un dossier che descriveva tutte le illecite attività di Cody che intendeva scomunicare e privare di tutte le onoreficenze.

Ed, infine, andiamo a Roberto Calvi, passato alla storia come il banchiere di Dio. Presidente del Banco Ambrosiano, amico di Marcinkus e Sindona, esponente di spicco della loggia massonica P2 (capitanata da Licio Gelli), abile intermediatore tra il mondo degli affari e la criminalità organizzata.

Nel 1978, papa Luciani viene informato delle commistioni tra mafia, Vaticano, politica e mondo degli affari, della vera identità e degli illeciti intrecci tra Gelli, Marcinkus, Sindona, Calvi.

Vuole fare “piazza” pulita, recuperare la dignità di una Chiesa in balia del mondano e della corruttela, scomunicare e sostituire quei personaggi privi di fede e denunciarne i crimini.

Calvi sarà trovato impiccato (in circostanze misteriose) sul ponte del Tamigi. Sindona sarà trovato morto all’interno della cella ove stava scontando il periodo di detenzione. Vittima di un caffè avvelenato.

Marcinkus morrà nel 2006 a Sun City, di morte naturale, portando con sè e nel silenzio tutti i segreti degli oscuri intrecci tra Vaticano, Mafia, Alta finanza e Politica.

Papa Luciani non ebbe il tempo di rendere pubblici i propri determinati propositi e di attuare una radicale riforma del sistema ecclesiastico.

E’ solo un caso? Si tratta solo di dicerie e complotti privi di fondamento? La tesi dell’omicidio è solo un’operazione di fantasia?

La storia ed i fatti sembrano navigare in direzione opposta. Forse non sapremo mai la verità? O, forse, al contrario, conosceremo più approfonditamente i dettagli di una vicenda tenera ed oscura al contempo.

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