Elvis Presley. Il mistero della morte del re del rock

Elvis Presley. Il mistero della morte del re del rock

- in Vivo o morto
2290
0
Elvis
Condividi articoloShare on Facebook0Share on Google+1Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Print this pageEmail this to someone

Elvis. E’ il 16 Agosto del 1977. Tutti i networks del mondo annunciano la morte di Elvis Aron Presley, il “Re del Rock”, la star che ha cambiato il modo di concepire la musica ed i costumi, dando anche un importante contributo allo sviluppo della cinematografia americana.

Elvis, ancora vivo, è già un personaggio leggendario, la cui immagine è immortalata ad icona e simbolo di un’epoca. La diagnosi ufficiale della morte parla di arresto cardiaco.

Nel 1977, Elvis era poco più che quarantenne ed all’apice della carriera. Sebbene negli ultimi cinque anni fosse visibilmente ingrassato, probabilmente a causa dell’abuso di sostanze alcoliche e barbiturici, appariva comunque in buone condizioni di salute.

Circa due mesi prima di morire aveva intrapreso una lunga e stancante tournèe, l’ultima della sua eccezionale carriera musicale.

Il 16 Agosto del 1977  rientra a Graceland, la sua immensa e maestosa tenuta a Memphis, nel Tennesse. Trascorre la mattinata in compagnia della famiglia, programmando le tappe di un nuovo concerto a Portland.

Nella tarda mattinata, la compagna Ginger Alden ritrova Elvis agonizzante nel bagno della sua camera.

Viene trasportato d’urgenza al Baptist Memorial Hospital, dove viene definitivamente ufficializzato il decesso, con la diagnosi di arresto cardiaco.

Le circostanze della sua morte, fin dall’inizio, appaiono contraddittorie ed ambigue.

Il mistero più interessante comincia quando si nota che sulla lapide di Elvis è inciso il nome “Elvis Aaron Presley“, laddove in realtà il secondo nome di Elvis era Aron e non Aaron. E’ possibile commettere un errore così evidente e grossolano?

Inoltre, si scopre che la firma apposta sul certificato di morte ha la stessa grafia degli autografi e delle lettere scritte da Elvis. Si tratta della stessa persona?

Le spoglie dell’uomo risposto nella bara pesavano poco più di 50 chili, mentre Elvis al tempo della morte ne pesava quasi 158. E’ evidente che si tratta di due corpi diversi.

Al Baptism Hospital, nessun medico volle rilasciare dichiarazioni ufficiali e dettagliate sulla morte della rockstar.

Ad oltre 35 anni di distanza dall’evento, alcuni operatori ed infermieri dell’ospedale, affermano che l’uomo che venne trasportato in ospedale non era Elvis.

Una delle circostanze meno chiare riguarda una foto scattata al presunto corpo senza di vita di Elvis. Le foto (come potete osservare nel riquadro in basso) ritraggono il corpo della star nella bara perfettamente intatto, tanto da apparire dimagrito e molto più giovane.

Questa strana e misteriosa evidenza ha fatto pensare che nella bara fosse stato riposta una statua di cera e non la salma del musicista.

Tra le successive testimonianze, vi è anche quella di una donna che afferma di essersi trovata faccia a faccia con il re del rock nel parco della villa di Memphis. La testimone dichiara di essersi addentrata in una zona isolata della tenuta, ormai chiusa al pubblico, quando improvvisamente si è trovata difronte ad un uomo su una sedia a rotelle a cui avrebbe scattato una foto prima che i guardiani la costringessero ad allontanarsi.

La foto, esaminata da un esperto in identikit confermerebbe trattarsi proprio di Elvis.

Secondo un’altra testimonianza (piuttosto suggestiva) il cantante avrebbe inscenato la propria morte, trasferendosi anonimamente a Cuba.  Matt Frost (fotoreporter statunitense) narra di essere riuscito ad entrare clandestinamente nel nosocomio di Cuba, per svolgere un sensazionale servizio su Fidel Castro (che ivi era stato ricoverato).

Avendo notato la presenza di due militari appostati nei pressi di una stanza dell’ospedale, vi sarebbe entrato approfittando di un momento di distrazione dei gendarmi. Qui’ si sarebbe trovato di fronte ad un uomo di corporatura robusta, intorno ai settantanni, estremamente somigliante ad Elvis. L’uomo, colto alla sprovvista, avrebbe esclamato “Yes, it’s me, Elvis” (Si, sono io, Elvis).

Queste ed altre storie fanno parte degli immensi fiumi d’inchiostro scritti sulla presunta morte di Elvis, spesso avallate da intellettuali e giornalisti di grido.

Potrebbe trattarsi della sana mitologia che esige e struttura l’immortalita’ fisica di personaggi famosi, ma potrebbe anche trattarsi di una verita’, per alcuni aspetti plausibile e confortata da seri riscontri.

Esiste anche un sito web, interamente dedicato al Re del rock’n, in cui vengono esposte ed elencate le ragioni per cui Presley avrebbe deciso di abbandonare la vita pubblica, inscenando la propria morte.

C’è chi sostiene che la finta morte di Elvis sia dovuta non tanto ad una scelta del musicista, ma ad una costrizione dovuta ad una circostanza agghiacciante. Presley, dopo aver incontrato Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti, sarebbe stato informato di fatti top secret, che avrebbero messo a rischio la sua incolumità. Secondo questa ipotesi, Elvis sarebbe stato obbligato da un organismo di protezione dei servizi segreti a fingere di morire.

Alcuni amici raccontano un fatto singolare. Elvis, pochi settimane prima di “morire”, essendo in perfetta e buona salute, avrebbe riferito di sentirsi triste perche’ doveva andare via e non avrebbe piu’ rivisto i propri compagni.

Da cosa scaturiva questa riflessione? Elvis aveva programmato la propria fuga dal mondo o, semplicemente, presentiva che la morte stava per abbracciarlo?

Queste ed altre domande hanno ben poca rilevanza rispetto alla liceita’ del dubbio ed al sogno, in se’ impubere e consapevole, che i miti sono tali solo nella misura in cui riescono a sopravvivere a se’ stessi.

 

Condividi articoloShare on Facebook0Share on Google+1Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Print this pageEmail this to someone

Facebook Comments

Rispondi

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti potrebbe interessare

Jim Morrison ed i segreti legati alla sua morte

Condividi articolo032.9k0 James Douglas Morrison (detto “Jim“), componente