Paul McCartney è veramente morto?

Paul McCartney è veramente morto?

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Paul McCartney è il bassista dei Beatles ed una delle rockstars più famose di tutti i tempi. Da anni circolano voci che il vero Mc Cartney sia morto in un incidente stradale nel 1967 e che il suo posto sia stato preso da un sosia.

Ma, cosa c’è di vero e cosa si nasconde dietro la leggenda della sua morte? Si tratta delle solite storie metropolitane o c’è qualcosa di reale che ha reso possibile la propagazione di questo mistero? Paul McCartney è ancora vivo o è stato effettivamente sostituito da un sosia?

La leggenda nasce nel 1966 quando un anonimo ascoltatore (disse di chiamarsi Alfred) rivelò ad una nota trasmissione telefonica che Paul McCartney era deceduto anni prima in un grave incidente stradale.

Alfred indicò alcuni articoli dei quotidiani inglesi che parlavano di un incidente verificatosi il 9 Novembre 1966 alle cinque del mattino.  Il conducente dell’auto morì nell’incidente ed, essendo il suo corpo completamente sfigurato, non fù possibile accertare la sua identità.

Tuttavia, secondo Alfred, quell’uomo era proprio Paul McCartney e la sua morte fu messa a tacere, su volontà degli altri componenti dei Beatles dal momento che il gruppo, all’apice della carriera, rischiava di disgregarsi.

Dal 9 novembre 1966, i Beatles cominciano a pubblicare album che, con codici nascosti nei testi delle canzoni e nell’immagine delle copertine, evocano la morte di Paul, le circostanze e la data del suo decesso.

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La copertina di Butcher Cover

Il primo album sospetto è “Batcher Cover” (la copertina del macellaio), pubblicato nel 1966, che ritrae i Beatles con in mano dei coltelli da macellaio e delle bambole macchiate di sangue. George Harrison tiene la testa di una bambola proprio vicino quella di McCartney.

La copertina, considerata troppo macabra e cruenta, fu poi sostituita da altra in cui Paul si trovava all’interno di un baule simile ad una bara.

In  “Revolver”, McCartney è l’unico componete del gruppo girato di profilo e, nel lato in alto a sinistra della copertina, una piccola fotografia formato tessera lo ritrae in atteggiamento sofferente.

Nel primo pezzo dell’album (Taxman), Harrison pronuncia le strofe “se guidi un auto” e “se hai troppo freddo” mentre in Tomorrow Never Knows, John Lennon canta “gioca il gioco della vita fino alla morte“.

Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band è un altro album ritenuto pieno di indizi. La copertina sembra ritrarre una particolare cerimonia funebre, con molte persone che stanno in piedi davanti a una fossa.

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Foto dell’album

Attorno alla fossa, una composizione floreale compone la parola “Beatles“, un basso per mancini (è noto che Paul è mancino). Poi, nella parte destra, si trova una bambola che tiene in grembo un’auto, che sembra dirigersi verso la parola “Stones” (pietre). Infine, Paul è l’unico a tenere in mano uno strumento musicale di colre nero. Sopra la sua testa vi è una mano che potrebbe simboleggiare la morte.

Appoggiando uno specchio tra le parole “Lonely” ed “Hearts” si riflettono le frasi “1 One 1” ed “He Die“.

Aprendo il disco, nella parte interna, si notano i Beatles seduti mentre Paul è l’unico a gambe accovacciate e con le mani sulle ginocchia (si tratta della posizione con cui, secondo la tradizione celtica, venivano sepolti i morti).

Inoltre, è stato notato che sul braccio destro di Paul McCartney è apposto uno stemma recante la sigla O.P.D., che potrebbe significare Officially Pronunced Dead (ufficialmente dichiarato morto).

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Dettaglio della copertina

Un altro album interessante (che ha alimentato ulteriori leggende) è Magical Mistery Tour. Guardando allo specchio la scritta “Beatles” sulla copertina, appare il numero 2317438.

Sembra che molti fans, negli anni ’60, componendo il numero di telefono sul distretto di Londra, abbiano ascoltato una segreteria telefonica che pronunciava la frase “Ci sei vicino”, vale a dire che chi era riuscito a decodificare il codice era ormai vicino ad apprendere che McCartney era effettivamente morto.

Nella canzone Glass Onion ( bare di vetro), inserita in White Album,  John Lennon canta: “ecco un altro indizio per voi tutti: il tricheco era Paul“ (here’s another clue for you all: the walrus was Paul) ed in  I Am the Walrus, all’inizio del quarto minuto, si sente una voce che dice “è realmente morto“.

A pagina 18, nel poster interno di White album , compare il presunto sosia, tale Campbell, prima della chirurgia plastica. In una foto di Paul che balla, due mani scheletriche sembrano volerlo afferrare dalla schiena. Nell’angolo in alto a sinistra del poster c’è una foto di Paul in una vasca da bagno ( pagina 3 ): la posizione della testa di Paul e la schiuma di sapone attorno ad essa fanno pensare alla macabra scena del suo incidente suggerita dal brano “In Don’t Pass Me By” , dove Ringo canta: you were in a car crash and you lost your hair (“hai avuto un incidente d’auto e hai perso i capelli”).

Revolution 9 inizia con una voce che scandisce tre volte number nine che ascoltata al contrario suonerebbe turn me on, dead man (“accendimi, uomo morto”); il numero 9 si riferirebbe sia alla somma delle lettere che compongono il cognome McCartney ,sia al giorno della presunta morte (il 9 novembre). Fra i rumori che si sentono in questo brano c’è anche una frenata d’automobile e uno schianto, e un coro che sembra ripetere “Paul is dead, Paul is dead” ed una voce che grida velocemente “I’m die!”. Dopodichè si sentono delle urla. Alla fine di I’m So Tired, un’altra voce ascoltata al contrario dice :”Paul is dead man: miss him, miss him, miss him!” (“Paul è l’uomo morto: mi manca, mi manca, mi manca!“).

Però l’album in cui sembra più nota la morte di McCartney è Abbey Road.

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L’immagine sospetta

Il gruppo attraversa la strada in fila indiana, ognuno con un abito che sembra richiamare una figura iconologica diversa: John vestito di bianco (sacerdote o angelo), Ringo con un completo nero che potrebbe far pensare al portatore della bara, Paul scalzo (i morti infatti non portano le scarpe), fuori passo rispetto agli altri, con gli occhi chiusi, tiene la sigaretta con la destra (pur essendo mancino); e infine George, in jeans, ricorda un becchino. Sulla targa del “maggiolino” (“beetle”) Volkswagen bianco parcheggiato , simile a un carro funebre, si legge la scritta “28IF” (“28 SE”, interpretato come “Paul avrebbe 28 anni SE fosse ancora vivo“). Anche il resto della targa , “LMW“, è stato letto come “Linda McCartney Widowed” (vedova) o come “Linda McCartney Weeps” (piange).

Sulla copertina di Let It Be, Paul è l’unico a guardare frontalmente rispetto gli altri, nonché l’unico ad apparire su sfondo rosso.

Mentre sulla copertina di Oldies, si vede una macchina dirigersi proprio verso la testa di Paul, a memento dell’incidente… Inoltre, OLDIES, è stato interpretato come PM Dies (ovvero Paul McCartney muore).

Infine, secondo interessanti studi, la statura di Paul McCartney sarebbe notevolmente aumentata dopo il1967. Infatti Paul diventa più piazzato e molto più alto, cosa piuttosto strana, considerando che nel 1966 aveva già 25 anni.

Ma le stranezze e gli indizi continuano con Free as a Bird. Nel video della canzone che racconta scene di vita inglese e del gruppo dal punto di vista di un volatile, al ventiquattresimo secondo del primo minutoinizia una scena di pochi istanti dove i tre Beatles attraversano una strada di corsa affiancata da una macchina nera molto somigliante ad un carro funebre con le porte posteriori aperte. Successivamente si vedono tre Beatles vestiti di nero e Paul vestito di rosso (ennesimo riferimento al sangue) e ad un certo punto nel vetro della camionetta della polizia appare un riflesso delle fronde di un albero, dove i sostenitore della leggenda (denominata PID) dicono che si intravede un’immagine simile al volto di Paul cadavere e subito dopo viene rappresentata la scena di un violento incidente di una vettura sportivaVerso la fine del video, dopo una sequenza in un cimitero (dove appare Martha, il cane di Paul che corre e dove, in una piccola cappella, emerge il cartello di Sgt. Pepper), prima dell’apparizione di Paul McCartney saltellante sull’attraversamento pedonale di Abbey Road ,la ripresa scorre presso una tomba con scritto il nome di Eleanor Rigby, già titolo dell’omonimo brano presente nell’album Revolver del 1966, che si riferirebbe al funerale segreto di Paul. Infine quando termina la canzone si sente un ennesimo borbottio da parte di Lennon dal significato indecifrabile, che, secondo il PDI conterrebbe un altro messaggio nascosto. Qui di seguito il video in questione:

Un’altra anomalia appare nella copertina del terzo volume dell’Anthology, dove vengono mostrati i volti dei Beatles presi dalla copertina di Let It Be, ma questo avviene solo per gli altri tre perché l’immagine di Paul è stata sostituita da quella presente nell’album Rubber Soul, pubblicato precedentemente alla data dell’ipotetico incidente. I sostenitori del PID affermano quindi che sia stata volutamente inseritaun’immagine del “vero” Paul , invece che quella del suo sosia.

Nel libretto interno dell’album vi è, inoltre, una foto che mostra Paul con in mano una tazza nella mano destra vicino alla scritta “As Nature Intended” (“Come natura ha creato”). Strano riferimento sulla “natura” dato che la natura del vero McCartney è quella di essere mancino, non destro.

Dopo lo scioglimento del gruppo (che molti credono sia avvenuto perché il gruppo non riuscisse più a mantenere un segreto così macabro come la morte di un loro membro mai rivelata ai media) nella  copertina del primo album solista di Paul, intitolato McCartney, vi è la raffigura di una tazza vuota, la quale reca esplicitamente traccia di aver contenuto delle ciliegie, per via del succo rosso rimasto sul fondo e delle medesime sparse sul tavolo. Tale particolare è alquanto inquietante perché esiste un vecchio proverbio inglese che dice: “La vita è come una tazza piena di ciliegie”, e dato che la tazza è vuota la vita è terminata.

Nel primo album da solista di George Harrison, intitolato All Things Must Pass e pubblicato nel 1970, vi un nastro alla rovescia che sembrerebbe dire: «He never wore his shoes, We all know he was dead»( “Non portava mai le scarpe, tutti sappiamo che era morto”). Qui è evidente il richiamo alla copertina di Abbey Road dove appare McCartney scalzo.

Invece, sulla copertina di un altro album di McCartney, Ram, uscito nel 1971, compare, sul lato destro una scritta che recita “L.I.L.Y.” La spiegazione ufficiale è che l’acronimo significhi“Linda I Love You”, dedicato alla moglie. Ma invece c’è chi sostiene che specchiando la scritta a metà, appaia il messaggio “I I I X” del Drum Clue con tre significati: Tre vivi uno morto, 11 settembre, o 9 novembre, ovvero le date ipotetiche della presunta morte del vero Paul McCartney.

Nell’album successivo dell’artista, pubblicato nel1973,il testo del brano “Band on the Run” , contiene le strofe: «Stuck inside these four walls, sent inside forever, never seeing no one nice again like you» (“Chiuso dentro queste quattro mura, per sempre, senza poter rivedere mai nessuno dolce come te”)e «If I ever get out of here, thought of giving it all away, to a registered charity» (“Se mai uscirò di qui, ho pensato di donare tutto a qualche ente di beneficenza”) che può essere interpretato come una specie di lamento del sosia, costretto a rinunciare alla sua vera vita per interpretare il ruolo del Beatle per sempre.

Altro elemento suggerito dal PID è la parola “SUBSTITUTE” (“sostituto”) sulle copie originali dell‘LP London Town di un altro album Paul McCartney & Wings che spicca sull’immagine di Paul e Linda a bordo di una barca. Ennesimo indizio che conferma la sostituzione del cantante con un sosia.

Un altro album da solista di Paul con indizi sulla leggenda sarebbe “McCartney II” del 1980. Il titolo (McCartney due o McCartney secondo) può essere interpretato come un riferimento al doppio Paul, al fatto che ne esistano due (l’originale e il sostituto) oltre, ovviamente, al fatto che sia il secondo album solista ad intitolarsi McCartney dopo quello del 1970. Inoltre, in copertina, un primo piano del volto di Paul ritratto in una espressione esterrefatta e, inoltre, riflette da solo due ombre sul muro.

Successivamente, il titolo dell’album da solista di McCartney del 2005,ovvero Chaos and Creation in the Backyard, secondo i complottisti PID sarebbe l’anagramma (voluto intenzionalmente dall’artista) del macabro He Died in a Car Crash on a Batty Conk (“Morì in un incidente d’auto con un violento colpo alla testa”).

Infine, nell’album di Paul McCartney del 2007 (Memory Almost Full), ascoltando al contrario il brano Gratitude, si intuiscono queste parole: «Who is this now? Who is this now? I was… Willie Campbell!» (“Chi è questo, adesso? Chi è questo, adesso? Io ero… Willie Campbell!”) Ovvero il nome del sosia dell’artista.

Ma dopo tutti questi indizi bisogna tener conto della presenza di numerose incongruenze. Come un sosia avrebbe potuto sostituire e imitare così efficacemente un musicista e cantante del livello di McCartney, ed oltretutto essere (o fingersi) mancino come il vero Beatles? Non è certamente semplice ipotizzarlo. Molte date non coincidono; Help!, Rubber Soul, Revolver e Yesterday and Today, per esempio, sono antecedenti alla presunta morte. Per fare un altro esempio, sul distintivo della giacca di Paul fra le fotografie interne di Sgt. Pepper le lettere sono O.P.P. e non O.P.D., che stanno per Ontario Provincial Police, distintivo ricevuto da Paul quando i Beatles suonarono a Toronto nel 1965 e con la seconda “P” trasformata in “D” dalla piega della giacca. La foto tessera presente nel poster del White Album che rappresenterebbe Campbell prima della plastica facciale, non è altri che McCartney stesso camuffato con occhiali e baffi finti, cosa che abitualmente faceva durante gli anni della Beatlemania per sfuggire ai fan. Alla fine di Strawberry Fields Forever, a un più accurato ascolto, Lennon dice “cranberry sauce” (“salsa di mirtillo”) e non “I buried Paul” (“Ho sepolto Paul”), cosa che è stata confermata soprattutto dall’uscita sull’Anthology dei differenti provini della canzone, dove le parole di Lennon sono nettamente più comprensibili. È ampiamente documentato che il 12 novembre 1966, ovvero tre giorni tre dopo la data classica della presunta tragedia, Paul McCartney e Mal Evans partirono per una vacanza-safari in Kenya. Come è possibile, quindi, che i Beatles (o chi per loro) abbiano trovato un perfetto sosia di Paul in appena due giorni? Anche la targa “28IF” di Abbey Road è poco convincente perché Paul, nato il 18 giugno 1942, avrebbe avuto (o aveva) 27 anni e non 28 alla data in cui l’album fu pubblicato. Quanto al riferimento alla “Vedova McCartney” riportato sulla targa stessa, la data della presunta morte implicherebbe che l’uomo che Linda incontrò per la prima volta ad un party nel 1967 (e che avrebbe poi sposato il 13 marzo 1969) fosse fin da allora l’”impostore” anziché il vero Paul.

Per quel che riguarda i supposti messaggi nascosti ascoltando alla rovescia le canzoni, non sono mai attendibili al cento per cento poiché ad ognuno può sembrare di sentirci qualsiasi cosa, ed è quindi fin troppo semplice ridurre il tutto ad una tipica forma di suggestione. Più in generale, nel valutare le singolari coincidenze citate nelle sezioni precedenti occorre ricordare che i dettagli della leggenda PID furono definiti gradualmente, in molti casi a posteriori rispetto alla comparsa degli “indizi” nella discografia dei Beatles (si veda per esempio il caso di “Padre McKenzie”). Non si può escludere, peraltro, che i Beatles abbiano volutamente “giocato” con la leggenda che stava nascendo, o che l’abbiano alimentata inconsapevolmente attraverso qualche scelta fatta con altri intenti (per esempio è vero che Paul è spesso “fuori schema” rispetto agli altri Beatles nelle copertine e nelle foto ufficiali: di spalle, di profilo ecc.). Lennon, in particolare, amava l’humor nero: una foto, tra quelle degli esordi al Cavern, mostra il chitarrista che si finge morto, mentre gli altri componenti della band lo vegliano. E il gioco venne ripetuto anche durante un’altra sessione fotografica svoltasi nel 1968 ai tempi dell’uscita del White Album, sempre con Lennon nella parte del morente. Con la leggenda PID sarebbe soltanto “cambiato” il Beatle morto. Molti indizi successivi, compresi tutti quelli presenti nei dischi solisti dei singoli Beatles, sono posteriori alla nascita e diffusione della leggenda (1969), e quindi potrebbero essere stati inseriti intenzionalmente come ironico commento alla storia (si veda per esempio l’indizio presente nell’album All Things Must Pass di Harrison), cosa che sarebbe stata in perfetta sintonia con il particolare senso dell’umorismo dei quattro. 

A questo va inoltre aggiunto un dubbio fondamentale, ovvero come sia potuta pervenire fino a noi la conversazione tra Rita e Paul circa la gravidanza, la fuga da casa, eccetera dato che le uniche due persone presenti al dialogo (Rita e Paul appunto) erano chiuse in un’automobile in movimento (cosa che esclude la presenza di terzi o la possibilità che qualcuno abbia casualmente udito). Tra l’altro, secondo la dinamica dell’incidente, tra la summenzionata conversazione e la loro morte Rita e Paul non hanno avuto modo di parlare con terzi, quindi, i dettagli risultano pervenuti a noi in maniera inesplicabile.

Il 21 ottobre 1969, l’ufficio stampa ufficiale dei Beatles emise un comunicato stampa per smentire le dicerie crescenti circa la morte di McCartney, definendo l’intera faccenda “un cumulo di stupidaggini” ed aggiungendo: «La storia circola già da circa due anni, riceviamo centinaia di lettere da sballati di ogni genere ma Paul è ancora tra noi». Il clamore attorno alla faccenda iniziò a scemare quando, il 7 novembre 1969, la rivista Life pubblicò un lungo articolo intitolato “Paul is still with us” (“Paul è ancora tra noi”) contenente un’intervista a McCartney nella sua fattoria in Scozia, nella quale egli disse: «Forse la voce ha cominciato a diffondersi perché non sono apparso molto sui giornali ultimamente. Sono stato assediato dai giornalisti per una vita intera, e non ho niente da dire in questi giorni. Sono felice di stare insieme alla mia famiglia e lavorerò quando avrò voglia di lavorare. Sono stato sotto pressione per dieci anni e non ho mai staccato la spina un attimo. Adesso mi prendo una pausa ogni volta che posso. Preferirei essere un po’ meno famoso di questi tempi». Sempre nel corso dell’intervista, a proposito dei famigerati indizi aggiunse: «È tutto così dannatamente stupido. Presi quel distintivo OPD in Canada. Era un distintivo della polizia. Forse significa Ontario Police Department o qualcosa del genere. Avevo un fiore nero all’occhiello perché erano finiti quelli rossi. È John, non io, con il costume nero sulla copertina di Magical Mystery Tour. In Abbey Road indossavamo i nostri vestiti di tutti i giorni. Camminavo scalzo perché era una giornata molto calda. La Volkswagen era semplicemente parcheggiata là.» Ma nonostante tutte le incongruenze, la notizia coinvolse anche altri artisti.

Difatti già prima della fine dell’ottobre 1969, data della diffusione ufficiale della notizia, furono pubblicati svariati dischi a tema PID, come The Ballad of Paul del gruppo Mystery Tour, Brother Paul di Billy Shears & the All Americans, e So Long Paul di Werbley Finster, pseudonimo di Jose Feliciano. Successivamente, nel maggio 1969, Terry Knight, pubblicò su singolo una canzone chiamata Saint Paul che parlava dell’imminente scioglimento dei Beatles. Il brano raggiunse la posizione numero 114 in classifica a fine giugno per poi ridiscendere verso il basso. Qualche mese dopo, il brano venne ritrasmesso dalle radio che iniziarono a trasmettere il pezzo ad alta rotazione come omaggio al “vero” Paul McCartney.

Anche nel brano How Do You Sleep? del celebre album Imagine di John Lennon (1971) è un feroce attacco a McCartney; con riferimento alla vicenda del PID, Lennon canta: «Those freaks was right when they said you was dead» (“quei matti avevano ragione quando dicevano che eri morto”). Il senso della frase ovviamente non va letto come una rivelazione della “veridicità” della teoria del PID, ma solo un’aperta critica alla carriera artistica di McCartney (come dire: “non hai fatto niente di importante”); altri versi dello stesso brano recitano per esempio «the only thing you done was Yesterday» (“l’unica cosa che hai fatto è Yesterday”) e «the sound you make is muzak» e «…to my ears / you must have learned something in all those years» (“i suoni che fai sembrano musica da ascensore alle mie orecchie / dovresti aver imparato qualcosa in tutti quegli anni”). Nel novembre 1969, in Canada, proprio all’apice della diffusione della leggenda “Paul Is Dead”, venne pubblicato dalla Polydor Records l’album compilation Very Together, contenente materiale dei primissimi Beatles risalente al 1961 quando suonavano insieme a Tony Sheridan. La copertina del disco mostra quattro candele inserite in un candelabro. Tre di queste sono accese mentre una è stata spenta da poco. Tale misteriosa copertina venne interpretata come un ennesimo indizio. In quest’ottica le quattro candele simbolizzerebbero i quattro Beatles, e la candela smorzata sarebbe il Beatle morto (Paul). Infine ,nel giugno 1970, è stata pubblicata una storia di Batman (n° 222 versione USA) palesemente ispirata al PID, nella quale il cavaliere oscuro cerca di svelare il mistero della sparizione e sostituzione di un membro della band inglese “Oliver Twists”. Nonostante il clamore suscitato da tale leggenda , il “ presunto “ Paul McCartney ha mantenuto un atteggiamento divertito rispetto a questa vicenda («Le voci sulla mia morte sono oltremodo esagerate. Comunque, se fossi morto,sarei stato sicuramente l’ultimo a saperlo»). Nel 1993 ci ha scherzato persino sopra con il titolo del suo album dal vivo Paul Is Live, in cui ricompare il passaggio pedonale di Abbey Road con una targa di automobile che recita, questa volta, “51 IS” (“51 ha”), infatti essendo nato nel 1942, nel ’93 McCartney aveva effettivamente 51 anni. Inoltre Paul ha anche prestato la propria voce al personaggio di se stesso in una puntata dei Simpson, alla fine della quale ricorda: «Oh, by the way… I’m alive and I’m amazed» (“a proposito: sono vivo e sono sorpreso”). Quando McCartney venne intervistato all’interno di uno sketch nel programmatelevisivo statunitense Saturday Night Live nel 1993, il comico Chris Farley gli chiese: «Ricordi quando eri nei Beatles e presumibilmente eri morto, e c’erano tutte quelle tracce e indizi, come la riproduzione di un brano all’indietro che dice ‘Paul è morto, Paul è morto’… Quello era uno scherzo, vero?» McCartney rispose: «Sì. Non ero veramente morto.»

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