Luigi Tenco: suicidio od omicidio?

Luigi Tenco: suicidio od omicidio?

- in Morti Sospette, Primo Piano
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La notte del 27 Gennaio del 1967, durante la celebrazione del Festival di Sanremo, Luigi Tenco viene trovato morto nel suo camerino all’Hotel Savoy. Poco prima, la sua canzone (Ciao Amore Ciao), cantata con Dalida, era stata eliminata dal Festival della canzone italiana.

La cronaca narra che Tenco, disperato per l’eliminazione dal festival canoro, si sia sparato un colpo di pistola alla tempia destra. Nel pavimento, vicino al cadavere, fù trovato un biglietto con scritto: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi

Secondo le testimonianze dell’epoca, il corpo di Tenco fù trovato da Dalida intorno alle 2:30. Dalida affermò di essere appena rientrata da cena e non seppe riferire nulla su quanto fosse accaduto in quei fatali minuti.

Le indagini che seguirono furono frettolose ed ambigue. Non fù effettuato l’esame del guanto di paraffina e neppure l’autopsia. Esiste solo un sommario verbale di ricognizione dal contenuto generico. Le attività di polizia sconfinarono quasi nel grottesco. Eppure, si trattava di un caso che, già a prima vista, presentava importanti contraddizioni. Innanzitutto, Tenco era notoriamente mancino. Nonstante ciò, si sarebbe suicidato usando la mano destra ovvero sparando un colpo di pistola sulla tempia destra. Il corpo presentava evidenti tracce di sabbia, sia sul volto che sull’abbigliamento. Fatto strano per un uomo che si toglie la vita in un camerino. La pistola che avrebbe utilizzato per uccidersi si trovava distante dal corpo. In seguito fù appurato che la pistola che sparò il colpo mortale non era quella ritrovata nella stanza. Tenco, alcuni mesi prima aveva acquistato un revolver a seguito di alcune minacce di morte che lo avevano allarmato. Il volto del cantautore risultava pieno di inspiegabili contusioni.

Nel 2005, la Procura di Sanremo riaprì l’inchiesta, riesumando la salma del cantautore, grazie agli indizi offerti da tre giornalisti, Marco Buttazzi, Aldo Fegatelli Colonna ed Andrea Pomati. Un anno dopo, nel 2006, l’inchiesta fù nuovamente chiusa, confermando l’ipotesi del suicidio. Nonostante tutto, il proiettile che uccise Tenco non fu mai ritrovato e domande e dubbi degli studiosi del caso e dei testimoni di quella tragedia non hanno avuto risposta.

Paolo Dossena, grande amico di Tenco, ha più volte dichiarato che il cantautore aveva subito minacce di morte e per questo girava con una pistola. In un’intervista resa a Sorrisi e canzoni del 5 /2/ 2004 affermò quanto testualmente segue: “Andammo al bar del Casinò e Luigi ordinò un whiskey. Io non volevo che bevesse, gli dissi di piantarla e presi il bicchiere cominciando a bere. Lui mi guardò dritto negli occhi e mi disse: “Sei un amico che si mette tra me e il bicchiere. Ma sei così amico da metterti sulla traiettoria di una pallottola che parte da una pistola che mi spara?”. Dossena racconta anche di aver portato la macchina di Tenco a Sanremo perchè il cantautore era partito in treno. Durante quel viaggio, nel cruscotto dell’auto, trovò la pistola di Tenco “… ma come, giri con una pistola in macchina? Ma sei pazzo?”. Lui mi disse che era la terza volta che cercavano di ucciderlo. L’ultima volta era successo poche settimane prima, a Santa Margherita Ligure: due macchine lo avevano stretto e avevano cercato di spingerlo fuori strada. “E allora mi sono comprato una pistola. Ma non chiedermi chi ce l’ha con me, perché non ne ho idea. Non lo capisco”.

In sostanza, e fin dall’inizio, vi erano fondati motivi per ritenere che Tenco poteva essere stato ucciso o vittima di un’aggressione. Ma la questione, inspiegabilmente, non fù mai approfondita.

Molti lati oscuri attorniano la tragedia. L’arma ritrovata dalla polizia è una Ppk calibro 7.65 che apparteneva a Tenco. Viene trovato nella sua camera d’albergo, la 219 dell’Hotel Savoy, nella notte tra il 26 e il 27 gennaio del 1967, dopo la sua esibizione con Dalida della sua bella canzone “ Ciao amore ciao”. È proprio la cantante a ritrovarlo senza vita, quando verso le 2:00 rientra in albergo, dopo essere stata a cena con amici discografici. Per quello che si sa, Luigi Tenco non partecipò alla cena. Volle rientrare in Hotel perchè amareggiato dall’esito della gara e dall’eliminazione. Prima dell’esibizione aveva bevuto alcolici ed assunto tranquillanti e antidolorifici. Dopo che la polizia giunse in albergo, il corpo di Tenco venne quasi immediatamente trasportato in obitorio, per non interrompere la serena prosecuzione del Festival. Dall’obitorio venne nuovamente trasportato nella sua camera dell’Hotle Savoy, per consentire ai fotografi di ritrarre la scena. Questo doppio passaggio potrebbe spiegare alcune incongruenze sulla posizione del corpo ma non vale a fugare dubbi più rilevanti su quanto realmente accaduto.

Un giornalista esperto in armi da fuoco è sicuro di aver visto una Beretta 22 e non la Ppk 7.65 del cantautore. Nessuno in albergo udì lo sparo, neppure i vicini di camera. Il foro d’entrata dello sparo farebbe pensare all’utilizzo di un silenziatore. Eppure nè la pistola di Tenco nè quella notata all’interno della camera era dotata di un silenziatore.

Nè Dalida nè l’amico Dossena, che furono i primi ad entrare nella stanza e trovare il cadavere, notarono la presenza di un arma. Anzi, inizialmente pensarono ad un improvviso malore dell’artista o ad un incidente. Valentino Tenco, fin da subito, non credette all’ipotesi del suicidio. Quando la polizia gli riconsegna l’arma del fratello, nota che quella pistola è pulita e non ha mai sparato.

Il biglietto d’addio non si trovava nella stanza di Tenco, ma nella camera di Dalida, la quale lo consegnò alla Polizia in un secondo momento. Alcuni amici del cantautore raccontano che quel biglietto era soltanto un messaggio privato. Inoltre, un’attenta analisi del testo ha consentito di appurare (anche sotto il profilo delle ipotesi) che la firma apposta in calce non è quella di Tenco. Infine, la seconda parte del testo ha una calligrafia non perfettamente compatibile con quella del cantautore. In sostanza, potrebbe trattarsi di aggiunte successive.

Il commissario Molinari, che si interessò del caso, affermò, in diverse circostanze, che sul caso Tenco non è stata scritta tutta la verità. Intervistato nella trasmissione Domenica In, nel 2004, dichiarò apertamente che la morte del cantautore poteva essere collegata ad un giro di scommesse clandestine legate al Festival di Sanremo.

Aldo Fegatelli Colonna, amico di Luigi e del fratello Valentino, ebbe modo di conoscere Valeria (la misteriosa donna con cui Tenco aveva una forte relazione sentimentale). La donna riferì dei loro progetti di vita e dell’intenzione di sposarsi. Disse, anche, di avere sentito telefonicamente Luigi qualche minuto prima della morte. Era molto arrabbiato ma si rasserenò subito e chiuse la conversazione apparendo tranquillo. Insomma, nulla che potesse far pensare all’intenzione di suicidarsi.

Il sito internet  “Luigi Tenco 60’s -la verde isola- “ evidenzia 5 prove che confermano che Tenco fù ucciso e non suicidò. Elementi su cui, anche oggi, sarebbe possibile effettuare un’indagine più dettagliata per appurare la verità.

Le cinque prove prospettate dal gruppo “la verde isola” sono le seguenti: 1) il guanto di paraffina sulla mano di Tenco non dimostra che abbia sparato. Per la positività del test devono risultare almeno 2 di 3 elementi chimici e la mano di Tenco ne riporta solo uno, che qualsiasi fumatore riporterebbe. La pistola di Tenco riconsegnata al fratello era pulita e oleata; 2) nelle foto scattate all’epoca, sotto i glutei di Tenco, non c’e’ la sua Ppk 7.65, ma una Beretta calibro 22; 3) foto a lungo inedite mostrano ferite lacero-contuse sul volto di Tenco, come se fosse stato picchiato, non riportate sul referto ufficiale della polizia; 4) la lettera d’addio riporta calchi come se fosse l’ultima pagina di una lunga denuncia. Si vedono le parole “già” e “gioco”. La firma è contraffatta; 5) foto che mostrano sul viso, sui pantaloni e sull’auto di Tenco tracce di sabbia: potrebbe quindi essere stato ucciso in spiaggia.

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