Hitler.Dubbi e certezze sulla morte del fuhrer

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Hitler. Siamo alla fine di Marzo del 1945. Berlino è ormai sotto assedio. L’armata rossa avanza inesorabilmente verso il Bunker dove Hitler è rinchiuso da diversi mesi con i suoi fedelissimi.

hitlerNon è più l’uomo ritratto nella iconografia del Reich. Ha ormai l’aspetto di un uomo anziano che fatica a camminare ed ha perso la diabolica lucidità che aveva animato i suoi efferati desideri di conquista. E’ convinto di poter vincere la guerra e programma lo spostamento di truppe inesistenti impartendo ordini a generali ed ufficiali che hanno abbandonato il campo.

Quando, in un momento di lucido intervallo, si rende conto che Berlino è stata invasa, le truppe rosse sono ormai vicine al Bunker e comprende che di lì a breve sarà catturato, in un gesto estremo (che ha tutto il sapore della sconfitta) sposa Eva Brown (sua fedele compagna di una vita).

E’ il 28 Aprile del 1945. La cerimonia si svolge all’interno del Bunker, tra pochissimi intimi. Immediatamente dopo, il Fuhrer (memore della fine riservata a Benito Mussolini) decide di suicidarsi e dà le sue ultime disposizioni, chiedendo la cremazione dei corpi (suo e di Eva Brown) per evitare che cadano in mano del nemico.

Alle 15:30 del 28 Aprile si spara un colpo in bocca, mentre Eva Brown ingerisce una compressa di cianuro.

Segue l’atto estremo di Goebbels, ministro della propaganda del Reich, che si uccide insieme alla moglie dopo avere avvelenato i suoi sei figli, i cui nomi, in omaggio al Fuhrer, iniziavano tutti con la consonante H.

Per quanto riguarda gli altri gerarchi nazisti. Borgmann scompare misteriosamente, anche se, con ogni probabilità, riuscì ad abbandonare Berlino ed a trovare riparo in Argentina o in Sud America.

I sopravvissuti del 28 Aprile furono catturati dalle truppe russe e condotti a Mosca, dove riferirono i particolari della vita privata del Furher, degli ultimi giorni del Reich e della morte di Hitler.

Sul  destino del Fuhrer esistono diverse versioni, in parte contrastanti

LA VERSIONE DEL KGB

Nel corso della campagna tedesca, Stalin aveva ordinato al controspionaggio di recuperare i tesori d’arte custoditi in Germania, materiale sensibile e documenti di interesse per i servizi segreti.

Dopo la caduta di Berlino, nei primi giorni di Maggio, il Bunker di Hitler fù esaminato meticolosamente.

A pochi metri dall’ingresso furono rinvenuti i cadaveri carbonizzati di nove corpi nonchè, poco distanti da questi, un uomo ed una donna seppelliti nel cratere di un mortaio.

I due corpi (a differenza degli altri) erano stati cremati e bruciati con benzina.

Si pensò subito trattarsi dei resti di Hitler ed Eva Brown. I cadaveri furono trasportati a Buch, vicino Berlino, dove furono esaminati e sottoposti a rilievi autoptici.

Dalle prime indagini, il presunto corpo di Hitler risultava non identificabile, ma si riuscì a prelevare il ponte dentario ed una parte della mascella da confrontare con la documentazione medica requisita il dentista personale del Fuhrer.

I reperti coincidevano perfettamente: si trattava dei resti di Hitler.

 

LA SECONDA VERSIONE E L’OPERAZIONE MITO

I vertici del Cremlino non sostennero la relazione dell’NKDV.

Stalin, all’indomani della conferenza di Potsdam divulgò la notizia che Hitler era ancora vivo e si era rifugiato in Spagna o Argentina.

Questa testi, portata a conoscenza del segretario americano J.F.Bayrnes, passò alla storia come “Operazione Mito”.

L’Operazione Mito, come si arguì in seguito, nasceva dalla volontà di Stalin di coprire le operazioni russe durante la conquista di Berlino, in un momento in cui si erano acuite le tensioni tra Stati Uniti e Russia (le stesse che portano alla guerra fredda).

Secondo un’altra interpretazione, Stalin voleva utilizzare l’espediente di un Hitler ancora vivo per giustificare, dinanzi all’opinione pubblica, ulteriori operazioni di spionaggio o eventuali interventi militari in Spagna ed Argentina.

GLI ARCHIVI SEGRETI RUSSI ED IL PROF. BENECKE

Sino al 1968, il Il governo sovietico ha mantenuto il più assoluto segreto sul dossier del Fuhrer.

In quell’anno, Lev Bezymensky, noto giornalista russo, pubblicò un libro in cui rendeva noti interessanti particolari sulla vicenda.

Successivamente, nel 1993, Boris Yeltsin autorizzò i giornalisti russi ed inglesi ai visionare i file riservati dei servizi segreti.

Nel 2002, il Dott. Mark Benecke, biologo forense tedesco, esaminò gli archivi del Cremlino. Gli venne mostrato  un piccolo contenitore che conservava una frammento di cranio, con un foro di pallottola ed i resti di un ponte dentario  particolare.

Il Dott. Benecke, esaminando quei reperti, esclamò che Hitler aveva una pessima dentatura e che quel ponte, benchè solido, era di proporzioni enormi.

Ad ogni modo, il medico confrontò il reperto con una radiografica dentaria del 1944 (conservata negli archivi russi) ed il risultato confermò trattarsi della stessa persona. I resti di quel ponte appartenevano ad Hitler.

In conseguenza, venivano verificate le testimonianze del KGB  e vanificata l’operazione mito.

UN’IPOTESI ALTERNATIVA: IL SOSIA DEL FUHRER

E’ noto che Hitler aveva a disposizione diversi sosia che lo sostituivano in occasione di cerimonie, eventi pubblici, ricorrenze particolari o comunque ogni qualvolta la sua vita poteva essere in pericolo.

In effetti, quando i Russi entrano nel Bunker di Hitler, il primo corpo che si trovarono di fronte fù quello di un sosia cui era stato sparato un colpo di pistola al centro della fronte.

Gli agenti del KGB si accorsero dell’inganno solo dopo avere interrogato i superstiti ed il personale di servizio nel Bunker.

Adesso, il dubbio che insorge spontaneamente è che nessuno, ancora oggi, può essere certo che la radiografia del 1944, con cui fù paragonata l’arcata dentaria repertata in Russia, appartenesse effettivamente ad Hitler e non ad un suo sosia, poi ucciso e bruciato in sostituzione del Fuhrer.

Questa ipotesi è confortata dalla grandissima e maniacale astuzia dei servizi segreti tedeschi i quali programmavano meticolosamente e con largo anticipo piani di fuga alternativi.

E’ una ipotesi che, parzialmente suggestiva, non può essere esclusa aprioristicamente.

Quel che ne dovrebbe emergere, tuttavia, è che se Hitler si diede alla fuga (come affermato da Stalin nell’operazione mito) avrebbe dovuto farlo prima del 30 Maggio del 1945 perchè, dopo quel momento, i confini di Berlino erano completamente circondati e le vie d’uscita strettamente sorvegliate dal KGB e dall’armata rossa.

E’ inoltre possibile ipotizzare (come accaduto per altri gerarchi nazisti che riuscirono ad abbandonare Berlino) che Hitler abbia potuto utilizzare uno dei due aerei inglesi che sostavano nei pressi del Bunker, i quali avrebbero potuto varcare senza problemi i cieli della Germania.

LE INDAGINI DELL’FBI E LE NUMEROSE SEGNALAZIONI DELLA PRESENZA DI HITLER IN USA ED IN ARGENTINA.

L’’FBI cercò di accedere alla documentazione segreta russa, ma senza successo.

Solo gli inglesi, dopo la fine delle operazioni, furono autorizzati ad esaminare il Bunker, ma non rinvenirono alcuna traccia del suicidio del Fuhrer e di Eva Brown: nessun foro di pallottola, nessuna traccia di sangue o di cianuro.

Ad alimentare la confusione, giunse la notizia che Hitler si trovasse negli States. Dando credito a questa ipotesi, Edgar Hover, dirigente dell’Fbi, avviò un’approfondita inchiesta, declassificando documenti segretati e verificando le numerose segnalazioni e testimonianze. Ma invano.

Nel Settembre del 1945 cominciò a parlarsi di una fuga di Hitler in Argentina, dove sarebbe giunto a bordo di un U-Boot per consegnarsi alla marina di Peròn. Questa pista segue le affermazioni di Stalin, secondo cui Hitler avrebbe dapprima raggiunto la Norvegia per poi trovare asilo in Argentina.

L’Fbi, per sondare questa via, inviò numerosi agenti a Buenos Aires, creando una fitta rete locale con lo scopo di trarre qualsiasi informazione utile.

Il documento più interessante a disposizione della inteligence riguardava l’U-Boot 977 che, secondo la testimonianza dell’operatore di radio (Helmut Maros) era salpato verso le coste argentine tra il sei ed il sette Maggio (data compatibile con un eventuale fuga) e sbarcò in Argentina nell’Agosto del 1945. L’equipaggio fu incriminato ed imprigionato con l’accusa di avere nascosto la fuga di Hitler.

In effetti (al di là di ulteriori profili), in quel periodo molti U-Boot, con a bordo gerarchi nazisti, erano riusciti a raggiungere impunemente le coste argentine e la Patagonia. L’ipotesi di un Hitler in fuga verso l’Argentina non era così tanto fantastica e peregrina.

Negli anni ’60, i servizi segreti israeliani riuscirono a scoprire e catturare numerosi gerarchi e criminali nazisti rifugiatisi in Argentina ed in Sud America (famosissimo il caso di Eichmann).

CONCLUSIONI

In base ai documenti in possesso ed  alle prove disponibili, non è possibile escludere una fuga di Hitler verso l’Argentina, luogo ove trovarono rifugio molti gerarchi e funzionari del Reich.

E’ inoltre logico e coerente affermare che, se Hitler avesse voluto sarebbe certamente riuscito a pianificare ed organizzare la diaspora verso un paese sicuro.

Questa soluzione, tuttavia, contrasta con l’indole del personaggio e con la sua figura rigidamente ancorata ad una logica demoniaca che non accetta compromessi. Emblematico il testamento politico e “spirituale” che il Furher redige poco prima della conquista di Berlino, dove tra l’altro afferma “…Ho deciso quindi di rimanere in Berlino e mi darò la morte quando riterrò che la posizione di Führer e cancelliere non possano più essere tenute…”.

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