TESCHIO UMANO RISALENTE A 5 MILIONI DI ANNI FA?

TESCHIO UMANO RISALENTE A 5 MILIONI DI ANNI FA?

- in Paleontologia
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IL MISTERO DEL CRANIO UMANO RISALENTE A CINQUE MILIONI DI ANNI FA.

Nel 1880, nei pressi di Castenedolo, (Brescia) il geologo Giuseppe Ragazzoni scoprì un cranio umano, unitamente ai resti di altri quattro scheletri.

Il rinvenimento del teschio avvenne in uno strato geologico corrispondente a circa 5 milioni di anni fa. Elemento inconcepibile per la moderna scienza paleontologica. Ed infatti, gli scienziati neodarwinisti sostennero che, in realtà, quel cranio apparteneva ad un uomo morto qualche migliaio di anni prima ma che, i suoi contemporanei decisero di scavargli una tomba molto profonda.

Giuseppe Ragazzoni, esperto geologo, non scartò questa possibilità ma ritenne opportuno approfondire. Per far ciò, si premurò di verificare lo stato di alterazione degli strati di terreno soprastanti il rinvenimento.  L’indagine ebbe esito negativo. No, gli strati precedenti non mostravano alcun segno o indizio di alterazione e la zona rocciosa della scoperta era databile a 5 milioni di anni fa. In definitiva, la scoperta si poneva in assoluto contrasto con i dettami della scienza convenzionale.

La scienza accademica, infatti,  sostiene che tutte le prove fisiche raccolte sono assolutamente coerenti con il loro quadro sulle origini dell’Uomo, per il quale esseri simili a noi sono apparsi circa 100.000 anni fa, dopo una graduale evoluzione dalle scimmie antropoidi.
Alla luce delle nuove scoperte, oggi si deve invece dire che tale affermazione va ritenuta del tutto falsa e fuorviante. Esistono infatti molteplici scoperte che suggeriscono inequivocabilmente la presenza di esseri apparentemente simili a noi in periodi cronologici compresi fra i 100.000 e i 2 miliardi di anni fa. Il che è affatto coerente con le fonti dei testi antichi, come quelle vediche, mesopotamiche, orientali e dell’America precolombiana, cui accennavamo in un precedente articolo.
Lo scimpanzé è il nostro parente vivente più prossimo, con cui condividiamo quasi il 99 per cento del DNA. Gli studi per identificare le regioni del genoma umano, che sono cambiate di più da quando gli scimpanzé e gli esseri umani si sono separati da un antenato comune, hanno contribuito a evidenziare le sequenze del DNA che ci rendono umani. La bioinformatica ha poi completato il quadro con uno studio elegantissimo: sono state analizzate nei tre genomi (uomo, scimpanzé e babbuino) tutte le regioni del DNA che presentano un’elevata similitudine nei mammiferi; tra queste aree, sono state identificate quelle che differivano maggiormente tra le tre specie. In pratica, una regione del DNA è importante se è presente nel maggior numero di animali; se però la sequenza del DNA di questa regione cambia in maniera significativa tra due specie molto simili ci sono ottime probabilità che questo cambiamento sia una delle cause della differenza tra le specie analizzate: in pratica, una regione del DNA è importante se è presente nel maggior numero di animali; se però la sequenza del DNA di questa regione cambia in maniera significativa tra due specie molto simili ci sono ottime probabilità che questo cambiamento sia una delle cause della differenza.

Le sequenze hanno sigle del linguaggio della genetica (HAR1, HAR2, AMY1, FOXP2 e altre). Un genetista del Progetto Starchild (che è un reperto ritrovato intorno al 1930 da una ragazzina di circa 13-15 anni in Messico, nel tunnel di una miniera a circa 160 km a sud-ovest da Chihuahua) sarebbe riuscito a estrarre dall’osso un frammento del gene FOXP2. Secondo le ultime teorie, questo gene contiene le istruzioni per sintetizzare una proteina fondamentale per la coordinazione tra i movimenti della bocca, gli organi di fonazione (come laringe e corde vocali) e gli impulsi elettrici inviati dal nostro cervello. Insomma, FOXP2 è indispensabile per lo sviluppo del linguaggio. E la sequenza trovata in Starchild non è uguale alla nostra. La genetica è una forma di scienza applicata e non un’opinione e in questo caso l’unica ipotesi probante è che il reperto non sia di provenienza umana. Normalmente le delezioni, cioè mutazioni cromosomiche, possono avvenire anche in natura per esposizione a radiazioni, attività retro-virali, errori di trascrizione del DNA, ma in questo caso certamente non forniscono vantaggi competitivi, anzi il più delle volte generano deficit, sindromi e malattie genetiche (esempio: delezione del cromosoma 18 genera ritardo mentale).

Un altro esempio può aiutare la comprensione di queste anomalie, ormai evidenze, riguardo la delezione del cromosoma Y: il maschio portatore risulta impossibilitato a procreare. Questa impossibilità è una caratteristica collegata all’ambito delle ibridazioni. Sappiamo per certo che il risultato tra incroci tra razze, come ad esempio il mulo, frutto di un incrocio tra un cavallo e un asino, non è in grado di generare una propria discendenza.
La domanda seria, che in verità non appartiene solo all’ambito scientifico, è la seguente: potrebbe essere la delezione del cromosoma Y e la conseguente incapacità di procreare un retaggio derivante dalla nostra condizione originale di sapiens, quale risultato di una ibridazione tra il DNA dell’homo erectus, opportunamente modificato attraverso delezioni di particolari sequenze cromosomiche, magari con l’ausilio di tecnologia retro virale (come sappiamo ora fare) e DNA non umano?
I racconti della mitologia sumera costituiscono un’importante fonte di informazione e le interpretazioni del ricercatore indipendente Zacharia Sitchin e gli studi accademici di mitologia accadica W.G.Lambert e A.R.Millard, Stephanie Dalley e Benjamin R.Foster, ci consentono oggi di potere leggere nell’epopea accadica di Athrasis Inuma Ilu awilum (traducibile in “Quando gli dei erano come gli uomini”) scritta circa 1.700 anni prima di Cristo, una precisa descrizione del momento in cui gli Dei, chiamati Annunaki, si ammutinano a causa del pesante lavoro cui erano sottoposti sul pianeta Terra. Si rende così necessaria quella ricerca scientifica che porterà alla creazione del genere umano, creazione nel senso di modifica biologica non certo in senso letterale, ex nihilo, dal nulla. I parallelismi con la Bibbia ebraico-cristiana sono ormai puntuali: i testi diffusi su tutto il pianeta raccontano le stesse cronache, le stesse gesta, gli stessi homo sapiens.

Fonte: karma news.it

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