LA SICILIA DEL GATTOPARDO E TOMASI DI LAMPEDUSA

LA SICILIA DEL GATTOPARDO E TOMASI DI LAMPEDUSA

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Il Gattopardo, famosissimo romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, narra la  storia del principe Fabrizio Salina e della sua famiglia nella Sicilia dello sbarco dei Mille.

Tomasi di Lampedusa, siciliano profondo e persona animata da ampie contraddizioni, seppe essere molto critico con le classi nobiliari della sua terra.

Nato a Palermo, il 23 Dicembre del 1896. Dopo la morte della sorellina Stefania (deceduta ad appena due anni) trova rifugio nelle due case familiari, il palazzo di Via Lampedusa e la residenza estiva di Santa Margherita Belice. Conseguita la maturità classica a Palermo presso il liceo Garibaldi cominciò a viaggiare, anche se non dimeticherà la città, dove condusse una vita molto appartata e dove frequenta il circolo Bellini, incontrando l’aristocrazia e nobiltà palermitana. Analogamente, la sua abitazione in Via Butera diventa luogo di fiorenti incontri culturali.

In questo contesto nasce la scrittuta del Gattopardo, romanzo che descrive Palermo in uno dei suoi più delicati momenti di transizione. E’ una città affascinante ed enigmatica, tratteggiata da percorsi ed itinerari accattivanti, lungo il centro storico, compresa la villa Boscogrande e quella della famiglia Tomasi, gli stessi che possiamo ammirare nel celebre film di Visconti.

Tra i luoghi più amati dallo scrittore vi erano i possedimenti rurali di Santa Margherita Belice, dove si ergeva un’immensa villa, con trecento stanza, scuderie, foresterie circondata da enormi giardini, da fichidinida, ulivi, vigneti ed ove era possbile aggirarsi come in un bosco incantato. Intorno al Palazzo dei Filangeri, la casa di Tomasi, dove Lord Bentick (governatore militare inglese) esiliò per alcuni mesi Maria Carolina D’Asburgo Lorena (moglie di Ferdinando IV di Borbone). Quando la regina riuscì a fuggire, quel posto assunse il nome di “Donnafugata”, che Tomasi di Lampedusa vi diede nel Gattopardo. Santa Margherita è ubicata su un inestimabile bacino archeologico (Selinunte, Segesta, Sciacca, Monte Adranone, Cave di Cusa) con estensioni che abbracciano il neolitico, testimoniando una civiltà millenaria.

Altri luoghi amati dallo scrittore furono Palma Di Montechiaro e Palermo. E’ in questo quadro storico-geografico che nasce il celebre romanzo poi reso visivo dal film di Luchino Visconti.

Qualcosa doveva cambiare perché tutto restasse come prima”, disse Burt Lancaster nel Gattopardo. Se si vuole conoscere e capire la Sicilia, i siciliani, il miscuglio di storie, misteri e leggende di questa meravigliosa isola si deve leggere “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e magari guardare anche lo straordinario film di Luchino Visconti con Paolo StoppaClaudia CardinaleAlain Delon, Burt Lancaster, lasciandosi sedurre dall’immaginario cinematografico che nel 1963 fu vincitore della Palma d’Oro nel 16° Festival di Cannes. “Il Gattopardo” narra la storia del Principe Fabrizio di Salina, che vede sotto i propri occhi, dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, il decadere dell’aristocrazia di cui egli è alto e degno rappresentante e l’avvento della borghesia affaristica impersonata dal futuro consuocero don Calogero Sedara. La Sicilia è magicamente affascinante nei suoi colori, sapori, odori, pericolosamente inebriante tanto da sconvolgere piacevolmente la vita a centinaia di stranieri che dopo averla visitata hanno deciso di trasferirvisi e non la vogliono più lasciare. Ma è allo stesso tempo tragicamente violentata e martoriata da chi l’amministra e disperde meraviglie uniche della natura e dell’arte.

La figura del protagonista-autore conferisce al libro un significato storico ed attuale. Al centro del contenuto, infatti, è lo spirito della sicilianità. Nel passo in cui egli narra del colloquio tra il Principe Don Fabrizio Salina e Chevalley di Monterzuolo, inviato dal governo piemontese, viene espresso tale spirito. Il Principe sostiene che, in tutte le dominazioni susseguitesi in Sicilia, la sicilianità si è sempre adattata al cambiamento, ma non è mai mutata. Questo spirito tra cinica realtà e rassegnazione è lo spirito con cui lo stesso principe accoglie il nuovo mutamento prodotto dal Regno d’Italia, visto come l’ennesimo cambiamento, che, però, non rinnoverà nulla. Nell’orgoglio delle proprie radici, vi sarebbe anche l’incapacità di cambiare sé stessi.
Secondo Tomasi di Lampedusa, le continue conquiste ed invasioni avrebbero snervato il carattere popolare dei siciliani, rendendolo spesso apatico ed inerte, eccessivamente fatalista. Garibaldi, quindi, non sarebbe altro che l’ennesimo dominatore:
da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento…ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio”.

Come Verga, anche Tomasi di Lampedusa ha una visione pessimista della storia. Il fallimento risorgimentale supera la differenza tra le speranze e l’evoluzione storica. Questo fallimento è visto, universalmente, come proprio delle vicende umane, destinate comunque all’insuccesso. Egli denuncia, cioè, non solo la sterilità della storia, ma, soprattutto, dell’agire umano. Da fallimento a fallimento, la realtà storica registrerebbe in Sicilia un’evoluzione, ma una distaccata indifferenza.

Al fallimento è correlato un altro tema del romanzo: quello della decadenza, del fluire del tempo e, quindi, della morte, argomento tratto dalle sue letture di Marcel Proust e Thomas Mann. Nel libro non vi è solo la morte di una classe sociale, ma anche della morte Principe di Salina, il lento oblio sulle figlie e sugli averi. Si percepisce nelle pagine de Il Gattopardo l’influsso del Decadentismo, il tempo, la malinconia e la contemplazione della morte. Il taciturno e solitario Tomasi di Lampedusa si rivela in questo ripiegamento interiore, e in un ripensamento storico legato al periodo di fine anni Cinquanta, in cui egli visse.

Questi umori, fatti di storia, cultura, innato orgoglio e tendenze ataviche sono descritti e condivisi da “l’ultimo Gattopardo” Gioacchino Lanza Tomasi, il Duca di Palma, figlio adottivo dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa l’autore del celebre romanzo. Dopo la morte dello scrittore siciliano, con grande eleganza ne ha raccolto l’eredità intellettuale conservandone viva la memoria e recuperando, dopo lunghi anni di paziente restauro, l’ultima dimora dove oggi vive con sua moglie Nicoletta.

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