La lettera di Mara Bar Serapion

La lettera di Mara Bar Serapion

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Mara Bar Serapion. Indagine su un testo siriaco dell’ I-II secolo. Socrate e Gesù.

Questo testo si presenta sotto forma di una lettera scritta da un ebreo, Mara Bar Serapion, al figlio. Si tratta di un testo in siriaco, oggi conservato al British Museum [1], datato al VII secolo dopo Cristo. Una traduzione in inglese dal siriaco è stata pubblicata per la prima volta da William Cureton nel 1855 [2]. Mara bar Serapion non è un autorevole personaggio storico conosciuto, leggendo il testo completo della lettera si comprende che è un cittadino o un soldato caduto prigioniero dei romani che si trova assieme ad altri compagni prigionieri provenienti dalla città di Samosata. Mara allude alla diaspora dei Giudei e indirettamente alla distruzione della città di Gerusalemme. Il testo, se autentico, sulla base di argomenti interni potrebbe essere stato quindi scritto subito dopo il 70 dopo Cristo o dopo la rivolta di Bar Kokhba del 132-135 dopo Cristo.  Riportiamo dalla lettera, che si presenta molto lunga e dettagliata, l’estratto che può riguardare un accenno a Gesù: 

[…] For what advantage did the Athenians gain by the murder of Socrates, the recompense of which they received in famine and pestilence? Or the people of Samos by the burning of Pythagoras, because in one hour their country was entirely covered with sand? Or the Jews by the death of their wise king because from that same time their kingdon was taken away? For with justice did God make recompense to the wisdom of these three: for the Athenians died of famine; and the Samians were overwhelmed by the sea without remedy; and the Jews, desolate and driven from their own kingdom, are scattered through every country. Socrates is not died, because of Plato; neither Pythagoras, because the statue of Juno; nor the wise king, because of the laws which he promulgated. […] [traduzione dal siriaco di W. Cureton, vedi nota 2]

[…] Quale vantaggio trassero gli Ateniesi dal condannare a morte Socrate, quando la ricompensa per quell’atto furono carestia e pestilenza? Che vantaggio ebbero gli abitanti di Samo nel condannare al rogo Pitagora, quando in un’ora il loro territorio fu completamente ricoperto dalla sabbia? Quali vantaggi ottennero i Giudei dal condannare a morte il loro saggio re quando in quel momento il regno venne loro sottratto? Dio giustamente ha ricompensato la sapienza di questi tre uomini saggi: gli Ateniesi morirono per la fame, quelli di Samo furono sommersi dal mare e non poterono fare alcunchè; i Giudei, rovinati e scacciati dalla loro terra, sono dispersi per ogni paese. Ma Socrate non è morto, egli vive negli insegnamenti di Platone. Pitagora non è morto: egli continuò a vivere nella statua di Hera. E neppure il saggio re è morto; egli vive negli insegnamenti che aveva impartito […]

 

L’estratto dalla lettera parla di un re saggio dei Giudei che venne condannato a morte dal suo stesso popolo. Questo fatto citato nella lettera provocò la fine del Regno dei Giudei, nell’interpretazione del suo autore. Ma l’insegnamento del saggio re dei Giudei continuò ugualmente anche dopo la sua morte, che segnò la fine del regno dei Giudei. Sembra un chiaro riferimento alla caduta di Gerusalemme e della Giudea in seguito alla guerra contro i Romani: la figura del re saggio dei Giudei sarebbe quella di Gesù Cristo, sebbene manchino riferimenti più precisi in grado di stabilire con certezza chi era veramente il re saggio dei Giudei menzionato nella lettera. Poichè la lettera non riporta alcuna data si pone il problema di capire quando eventualmente può essere stata scritta. W. Cureton sostiene nelle sue note che l’autore potrebbe scrivere nel periodo immediatamente successivo al 70 d.C., al massimo verso la fine del I secolo dopo Cristo e facendo riferimento a Gesù Cristo in maniera non esplicita:

“… the author wrote at a time when the Romans not long before had been making fresh conquests, or repressing ribellion in the part of Syria about Samosata and Seleucia, and probably at a period when, on account of the persecution of the Christians, it would not have been prudent or safe to have spoken in more direct terms of Christ. Comagena ant its capital Samosata were taken by the Romans in the reign of Vespasian, A.D. 72, or two years after the capture of Jerusalem by Titus. About twenty-three years later the persecution under Domitian began, A.D. 95. There would be nothing therefore incongruous in assigning, from its internal evidence, the date of this epistle to the close of the first century.” [vedi nota 2]

Ma la lettera presenta anche un certo numero di incongruenze. Se effettivamente Socrate venne condannato a morte dagli Ateniesi e i suoi insegnamenti ci sono stati tramandati da Platone, non è chiaro a quale episodio storico alluda l’autore della lettera con la carestia e la peste provocate dalla morte di Socrate. Pitagora, poi, non morì affatto bruciato su un rogo, secondo la tradizione. Inoltre non si comprende a cosa alluda l’autore della lettera quando parla dell’isola di Samo ricoperta dalla sabbia. Tutte queste incongruenze inducono a pensare che anche il riferimento al saggio re dei Giudei possa essere affetto da imprecisioni. Per esempio se davvero si riferisce a Gesù Cristo nel testo non si precisa che egli fu condannato a morte da Pilato, sebbene per denuncia dei Giudei che lo avevano consegnato. Cureton ha provato a dare spiegazioni a queste incongruenze:

“The mention, however, of that island having been covered with sand, as a punishment for the burning of Pythagoras, seems to me to have a direct reference to the Sybilline verses. I cannot therefore, in my own mind, come to any other conclusion than this epistle ought to be assigned to a period when the Sybilline verses were frequently cited, the age of Justin Martyr, Meliton and Tertullian. This date, too, will peraphs otherwise coincide quite as well whit what is read in the letter as the former. The troubles to which the writer allude as having befallen himself and his city will apply to those inflicted by the Romans upon the countres about the Tigri and Euphrates which had been excited to rebell against them by Vologeses, in the Partian war under the command of Lucius Verus, A.A. 162-165. I have not found the name of Samosata especially mentioned as having suffered more than other cities in this war, but it is stated that Seleucia was sacked and burned by the Romans, and five or six thousand slain. The persecution under Marcus Antoninus followed very close upon this war and as these facts equally agree with the allusions made in this epistle of Mara, it may perhaps be nearer the truth to assign its date to the latter half of the second century rather than to the close of the first.” [vedi nota 2]

Sulla base delle considerazioni di Cureton potremmo quindi datare la lettera tra il 72-73 e il 200 dopo Cristo. Cureton scrive poi in una nota che: “the sibylline oracles were said to have foretold the destruction of Samos” e fa poi riferimento ad un grande terremoto che si verificò nel Medio Oriente al tempo del regno di Augusto e che potrebbe aver danneggiato Samo, una piccola isola di 468 km quadrati: l’allusione all’acqua che ricoprì l’isola nel testo di Mara potrebbe essere la descrizione di un grande maremoto che danneggiò gravemente l’isola. Sulla morte di Pitagora le testimonianze antiche non sono concordi. Sappiamo che Pitagora e la sua scuola furono ferocemente perseguitati. Cureton cita Diogene Laerzio e la tradizione secondo cui la casa in cui si trovavano Pitagora ed alcuni seguaci venne data alle fiamme, il maestro riuscì a salvarsi ma poco dopo si suicidò sopraffatto dal dolore per aver perso i propri amici, che erano tutti morti nell’incendio per aiutare Pitagora a salvarsi: potrebbe essere questo il racconto cui si riferisce la lettera. L’oscuro riferimento alla statua di Hera (Giunone per i Romani) è interpretato da Cureton nel seguente modo: “this was the statue which the Romans erected in honour of Pythagoras, when they were commanded by the Oracle of Delphi to erect statues to the bravest and the wisest of the Greeks” (vedi nota 2).

L’estrema genericità del riferimento al saggio re dei Giudei messo a morte dal suo popolo ha spinto a ricercare un personaggio biblico che potesse essere coerente con la descrizione di Mara. In 2 Re 21:23 si racconta che contro il re giudeo Amon “congiurarono i suoi ufficiali, che uccisero il re nel suo palazzo”.  Ma le caratteristiche di Amon non sembrano essere nel complesso compatibili con quanto richiesto dalla lettera di Mara. Infatti Amon non era affatto un re saggio, al contrario “fece ciò che è male agli occhi del Signore, come l’aveva fatto il padre Manasse; camminò su tutte le strade su cui aveva camminato il padre e servì gli idoli che suo padre aveva servito e si prostrò davanti a essi. Abbandonò il Signore, Dio dei suoi padri, e non seguì la via del Signore” (2 Re 21:20-22). Inoltre dopo la sua morte non è imminente la diaspora dei Giudei, che si verificherà qualche generazione dopo, al tempo del re Ioachin, per opera delle truppe babilonesi di Nabucodonosor verso il 586 avanti Cristo. Per queste ragioni la pretesa di identificare il saggio re dei Giudei descritto nella lettera di Mara con il re Amon appare priva di fondamento.

FONTE

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