LA MISTERIOSA ABBAZIA DI SANTO STEFANO IN TREVI

LA MISTERIOSA ABBAZIA DI SANTO STEFANO IN TREVI
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L’ABBAZIA DI SANTO STEFANO

L’Abbazia Di Santo Stefano è ubicata in Umbria, nella città di Trevi, sul colle Manciano, alto circa 527 metri. L’edificio è stato costruito nel XII secolo e di esso, oggi, rimangono pochi e sparuti ruderi, visibili solo quando si raggiunge la sommità del monte. La scarsa visibilità della costruzione ha contribuito ad alimentare misteri e leggende, correlate alla vita che conducevano i monaci che abitavano l’Abbazia.

Secondo le fonti storiche in nostro possesso, l’Abbazia fu eretta dall’ordine Benedettino ed ebbe un ruolo fondamentale nel XII secolo, durante il periodo della lotta tra i primi Comuni, in virtù della sua posizione strategica. Si narra che nel 1318, l’abate Pietro, al fine di riportare i monaci all’osservanza della regola benedettina, decise di annettere l’Abbazia Di Santo Stefano a quella di Sassovivo. Tuttavia, l’anno successivo, Papa Giovanni XXII annullò l’annessione , aderendo l’abbazia al Ducato Di Spoleto. Nel 1363 il vescovo Giovanni fece dell’Abbazia Di Santo Stefano la sua residenza privata e religiosa mentre, già nel 1429, la chiesa risultava abbandonata ed ormai priva del fervore religioso che ne aveva contraddistinto gli splendori.

Intorno all’Abbazia di Santo Stefano sono sorti numerosi miti, misteri e leggende. Uno dei miti più conosciuti riguarda le enormi ricchezze accumulate dai monaci, soprattutto in preziosi in oro ed argento. La leggenda narra che i religiosi forgiassero e decorassero in argento le mostre dei loro cavalli, le fibie e gli anelli, rendendoli ornamenti dotati di poteri magici e che, con la loro luminescenza, proteggevano i cavalli da qualsiasi attacco, soprattutto nelle ore notturne. Si tramanda, inoltre, che alcuni abitanti di Manciano abbiano trafugato delle pietre allo scopo di riutilizzarle nelle loro abitazioni ma ciò ha comportato l’abbattersi di numerose sventure su coloro che lo hanno fatto. Gli animali che venivano allevati in stalle costruite con le pietre dell’Abbazia di Santo Stefano si ammalarono e morirono, tanto da sospingere i trafugatori a riportare indietro le pietre, per evitare ulteriori calamità e sventure. 

Un’altra interessante leggenda narra che tra i ruderi vi sia ancora quel che rimane del grande tesoro appartenuto ai monaci. Ogni tanto infatti, si possono ancora notare i tentativi di scavo che talvolta curiosi o studiosi si accingono a intraprendere nel tentativo di dare fondo di verità alla leggenda. Secondo alcuni anziani l’abside fungerebbe anche da orologio solare. L’affermazione non è facilmente riscontrabile, poiché visibile solo da coloro che sono posizionati a est e a un altezza che supera le chiome degli alberi che generalmente nascondono i ruderi. Praticamente la linea creata dalla zone illuminata e la zona d’ombra dividerebbe esattamente a metà la finestra dell’abside, indicando che sono le ore 12.

Fonte: mitiemisteri


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