DELITTO CASATI STAMPA. UNO DEI FATTI DI CRONACA NERA PIU’ CLAMOROSI E SCABROSI DEGLI ANNI ’70.
Camillo Casati Stampa di Soncino, soprannominato “Camillino”, rivestiva il titolo di marchese e proveniva da una ricchissima famiglia nobiliare di origine lombarda, successivamente trasferitasi a Roma.
Il marchese era nato nel 1927 e si era contraddistinto per il suo carattere intemperante ed un po’ sopra le righe. Secondo alcune testimonianze aveva l’abitudine di menare la servitù, andare in escandescenza se contrariato, non disdegnando la bella vita ed il gioco d’azzardo. Anche in età adulta si produceva in atti di violenza gratuita, come distruggere autovetture altrui per puro divertimento. Al riguardo si registra una stringente testimonianza di Nerina Montagnani, detta Natalina, altrimenti nota come la simpatica vecchina della pubblicità del caffé Lavazza, che aveva svolto mansioni di governante nella famiglia dell’allora rampollo Casati e ci racconta di una personalità che incuteva paura.
Sposato in prime nozze con la bella soubrette Letizia Izzo, il nobiluomo ne ebbe l’unica figlia, la marchesina Annamaria. Il matrimonio fu annullato dalla Sacra Rota. Camillo incontrò poi una bella popolana orginaria del beneventano, Anna Fallarino, procace e bruna, tipo alla Loren. Infatti aveva provato a fare l’attrice, non superando trenta secondi di smorfie in “Totò Tarzan”, al cospetto del principe De’ Curtis in persona: una performance senza seguito. La bellona fece un buon matrimonio con l’ingegner Giuseppe Drommi (in seguito padre della diva reality contessina De Blank), ma anche queste nozze, senza figli, furono annullate dalla predetta corte ecclesiastica. Il marchese Camillo Casati Stampa ed Anna Fallarino si risposarono in chiesa nel 1961, scegliendo poi di trascorrere una romantica luna di miele a Capri.
La “favola bella” terminò il 30 agosto del 1970. Pare che Anna, ormai quarantenne, fosse un po’ stanca e, a sorpresa, innamorata di uno studente svogliato e belloccio, uso a frequentar circoli di destra: Massimo Minorenti. Il giovane dapprima aveva aderito al teatrino pornografico per pagarsi i capricci, in seguito aveva accettato appuntamenti “clandestini” solo con la bella signora (già allora ritoccata dal chirurgo plastico un po’ ovunque, seno compreso), molto generosa con lui anche in regali.
Il folle Camillino aveva richiesto una spiegazione a tre, avvenuta poi nel favoloso attico romano di via Puccini e terminata con una strage: accusando la moglie di piccineria e meschinità piccolo borghese e di aver rotto i patti, fece fuoco, uccidendo lei, Minorenti e se stesso (chi effettuò i primi sopralluoghi ricorda lo stupore per il silicone che usciva dai seni squarciati della donna, in epoca in cui certi pratiche erano pressoché sconosciute alla massa).
Nella sala dell’omicidio venne rinvenuto il c.d. diario verde del marchese, contenente oltre 1500 fotografie di carattere pornografico-erotico e migliaia di riflessioni, osservazioni ed appunti sugli incontri sessuali di Anna Fallarino descritti dal marito.
Uscirono allora cronache succulente, prodighe di tutte le fotografie che al tempo si potevano mostrare su comuni rotocalchi e qualcosa di più su quelli specializzati, anche se il grosso forse non uscì mai dagli archivi della Questura, che li aveva sequestrati.
Oggi non sono in molti a ricordare il pandemonio che si scatenò dopo la tragedia, ma le riviste non parlavano d’altro. C’era chi provò a difendere la coppia libertina, o almeno lei. Si disse che la bella Anna fosse stata vittima della propria ambizione e, dopo aver incassato la delusione di una maternità mancata, si fosse adeguata ad un lifestyle mai veramente sentito. Che Camillo era un ottimo padre e le divagazioni private di due coniugi non dovessero costituire materia di giudizio, se consenzienti.
La realtà ci racconta però di una forma di possesso malato, che ricalca un moderno femminicidio allargato o un delitto d’onore in salsa libertaria, dove però la libertà doveva obbedire a delle regole imposte e nessuna deviazione di stampo sentimentale ed emotivo era concessa. E di una nobiltà nera che, dopo la messa domenicale, o magari un pranzo ufficiale in cui si declamavano i sani valori tradizionali, tutto era concesso e chissà quali coinvolgimenti si sarebbero potuti trovare, in un ambiente dove l’omertà permise di coprire altri protagonisti o comprimari.
Che ne è stato della famiglia? La marchesina Annamaria uscì sconvolta dalla vicenda e tentò, a propria volta, una difesa del padre, ma la vergogna la travolse. Sconvolta, ancora molto giovane, desiderosa solo di lasciarsi alle spalle il passato ingombrante, vendette in fretta e furia una proprietà di famiglia: Villa San Martino ad Arcore. Sì, avete capito bene, quella che inquadrano ogni tanto, quella dei “festini”, evidentemente una vocazione per la augusta magione. Si dice che l’avvocato del rampante Silvio Berlusconi, Cesare Previti, riuscì a spuntare un prezzo ridicolo (500 milioni) approfittando dell’ingenuità e della fragilità della ereditiera in fuga. Peraltro, il prezzo non fu mai pagato per intero, ma vennero corrisposte in controvalore della azioni poi deprezzate al 50% e riacquistate dallo stesso Berlusconi. Frattanto, il futuro premier si era già trasferito nella Villa, affidandone la gestione a Marcello Dell’Utri e, quale guardiano, a Vittorio Magngano.
Un altro ramo della famiglia è invece quello dei conti Donà delle Rose, già fornitori di tre dogi alla repubblica di Venezia, con legami di parentele che vanno da Henry Fonda ai Rotschild fino a un diplomatico nominato da Ciampi. Annamaria Casati Stampa ne sposò uno, Pierdonato; Luigi e Nicolò crearono il primo nucleo di Portorotondo, poi rilevata dall’Aga Khan, e quasi ridussero il patrimonio in cenere, litigando tra loro aspramente a colpi di carte bollate.Niccolò bazzicava Hammamet. Luigi fu accusato di aver intestato stolidamente troppi averi alla seconda moglie, Silvia Cornacchia, attrice conosciuta come Silvia Monti negli anni settanta. Dopo il divorzio, lei impalmerà l’ingegner De Benedetti.
Il delitto Casati Stampa sembra presentare risvolti politici che hanno influito sul futuro della nazione e della Repubblica.