L’INCREDIBILE CASO DI CHICO FORTI

L’INCREDIBILE CASO DI CHICO FORTI
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L’INCREDIBILE CASO DI CHICO FORTI. INNOCENTE E CONDANNATO ALL’ERGASTOLO PER UN OMICIDIO CHE NON HA MAI COMMESSO.

Il 16 Febbraio del 1998, sulla spiaggia di Sewer Beach, in Florida, viene ritrovato il corpo denudato e senza vita di Dale Pike, figlio di Tony Pike, proprietario del famoso Hotel Ibiza, frequentato da importanti personaggi del mondo dello spettacolo.

Dell’omicidio sarà accusato Chico Forti che, dopo un processo ambiguo e frettoloso, verrà dichiarato colpevole e condannato alla massima pena: l’ergastolo.

In  questo post, cercheremo di ricostruire l’essenza ed i contorni di una vicenda che assume i caratteri del grottesco, gettando pesanti dubbi sull’operato della polizia di Miami e sul sistema processuale americano.

CHI E’ CHICO FORTI?

Chico Forti, all’anagrafe Enrico Forti, è un comune cittadino italiano che aveva realizzato una importante vincita in denaro partecipando alla trasmissione Telemike, gioco a quiz presentato da Mike Bongiorno. Chico decide di destinare quella somma per alimentare, a livello professionistico, la sua grande passione sportiva per il Windsurf. Così, decide di trasferirsi in Florida, realizzando documentari, investendo in attività immobiliari ed aprendo una casa di produzione televisiva. Sposa una giovane e bella donna americana, Heather, da cui ha tre figli. E’ un uomo benestante, di successo e dagli interessi poliedrici. Nella seconda metà degli anni 90, conosce Anthony Pike, all’epoca proprietario di un famosissimo Hotel ad Ibiza, che gli propone la vendita della struttura, ormai in declino dopo gli sfarzi di un tempo.

L’ASSASSINIO DI DALE PIKE, FIGLIO DI TONY.

Anthony Pike e Chico Forti raggiungono un accordo, positivo per entrambi, sulla vendita dell’Hotel Ibiza. A questo punto, entra gioco la figura di Dale Pike, figlio di Tony. Il 15 Febbraio del 1998 Dale giunge all’aeroporto di Miami, con un volo precedentemente prenotato da Chico Forti su invito di Anthony Pike. L’aereo atterra a Miami alle 18.30 e Dale sale a bordo della macchina di Chico. Da questo momento gli eventi diventano incerti. Secondo la versione resa da Chico Forti, Daniel gli chiese di fermarsi ad una stazione di servizio per acquistare un pacchetto di sigarette per poi avvinarsi ad una cabina telefonica per effettuare una chiamata. Risalito in auto, Dale invita Chico a lasciarlo presso un parcheggio del Rushy Pelican, dove ad attenderlo ci sono alcune persone a bordo di una Lexus bianca. Forti si allontana, per andare a prendere il suocero all’aeroporto di Fort Lauderdale per poi rientrare a casa, dove è atteso dalla moglie. Durante il tragitto con Dale, Chico Forti ricevette una telefonata dalla moglie, nella quale omise di riferire di essere andato all’aeroporto a prendere Dale e di essere con lui in auto (circostanza, questa, che successivamente lo screditò dinanzi alle forze dell’ordine).

L’INTERROGATORIO DI FORTI ALLA POLIZIA DI MIAMI

Il 19 Febbraio del 1998, ovvero quattro giorni dopo l’arrivo di Dale Pike, Chico Forti viene convocato dalla polizia di Miami. Gli agenti gli riferiscono che tanto Dale che il padre Tony sono stati uccisi in circostanze misteriose. Forti, intimorito, riferisce di non avere incontrato Pike e che non è mai giunto a Miami. Chico viene momentaneamente rilasciato, salvo essere di lì a poco nuovamente fermato e sottoposto ad un lungo interrogatorio. La polizia di Miami, infatti, aveva mentito sulla morte di Anthony Pike (padre di Dale) per verificare la reazione di Chico ed  essendo a conoscenza che Forti aveva prelevato Dale all’aeroporto, attribuì rilevanza decisiva alla sua menzogna.

LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO ED Il PROCESSO

Secondo la polizia di Miami, Chico avrebbe attirato Dale a Miami tendendogli una trappola. Dale, infatti, si sarebbe recato a Miami per discutere con Chico in ordine alla vendita dell’Hotel Ibiza e per far saltare l’affare, ritenendolo svantaggioso per il padre. Forti, dopo aver prelevato la vittima in aeroporto,  l’avrebbe condotta in una desolata spiaggia per ucciderla a colpi di pistola, per poi inscenare un omicidio a sfondo omosessuale. Accanto al cadavere di Dale, vengono rinvenuti degli oggetti personali, tra cui una scheda telefonica  che, esaminata, mostra la presenza di tre chiamate, due con numero sbagliato ed una terza diretta al telefono di Forti. Per la polizia di Miami si tratta di un indizio altamente incriminante che, unitamente alla menzogna riferita da Chico sull’incontro in aeroporto, dimostra che egli è colpevole. 

Chico Forti verrà dichiarato colpevole e condannato all’ergastolo. Ciò in seguito alla celebrazione di un processo farsa ed a tratti allucinante. Il giudice che lo condannerà aveva fatto parte del dipartimento investigativo di Miami, lo stesso che aveva condotto le indagini su Forti. L’avvocato difensore di Forti non consentì all’imputato di rendere dichiarazioni sull’accaduto (lasciandolo senza possibilità di difesa) ed ometterà di citare in giudizio testimoni rilevanti, quali il notaio che stipulò il preliminare di vendita dell’Hotel Ibiza e Tomas Knott, da molti ritenuto il possibile autore del del delitto. Il medesimo avvocato difensore, come emerse in seguito, faceva parte della Procura che stava sostenendo l’accusa contro Forti. Si trovava, quindi, in condizioni di incompatibilità, e fu legittimato alla difesa sulla base di una nomina su cui era stata contraffatta la firma di Chico.

Forti ha sempre sostenuto di essere stato perseguitato dalla polizia di Miami dopo aver prodotto e diffuso un documentario sulla morte di Gianni Versace, in cui aveva reso noti tutti gli insabbiamenti ed atti di corruzione che gravitavano attorno all’omicidio dello stilista, ivi compresa l’adulterazione della scena del crimine da parte degli agenti ed il successivo inscenamento del rintraccio e suicidio dell’asserito assassino.

LE INNUMEREVOLI PROVE DIMOSTRATIVE L’INNOCENZA DI CHICO FORTI

Se questa è  stata la ricostruzione dei fatti improntata dalla polizia di Miami, la stessa non ha tenuto conto degli innumerevoli elementi a discredito. Prima di tutto, Forti non aveva alcun interesse ad uccidere Dale per concludere l’affare dell’Hotel Ibiza. Anzi, al contrario, i fatti dimostreranno che Chico stava subendo un’autentica truffa, ordita ai suoi danni da Anthony Pike ed un oscuro personaggio, tale Thomas Knott, cittadino di nazionalità tedesca abitualmente dedito alla truffa che, all’epoca dei fatti, aveva raggirato Tony Pike. Nel luogo del delitto non venne ritrovata alcuna traccia della presenza di Forti, allo stesso modo sui suoi abiti e sull’autovettura. L’autovettura di Forti era stata sottoposta ad approfondite perquisizioni ed analisi. Tuttavia, tre giorni prima del verdetto (che avrebbe condotto alla liberazione dell’imputato) la polizia di Miami utilizza per spostarla dal deposito. In quella fase, l’ispettore capo decide di effettuare una ulteriore analisi da cui emerge che, sul gancio posteriore, si trovavano tracce di sabbia compatibili con quelle presenti sul luogo del delitto. La giuria attribuirà rilevanza decisiva a questo ultimo e disperato indizio. I punti oscuri sul ritrovamento di queste tracce sono molteplici ed allarmanti. Forti sarebbe stato certamente assolto. Per quale motivo la polizia di Miami, tre giorni prima dell’ormai certa assoluzione, decide di sottoporre nuovamente ad analisi il suv? Non solo, l’auto viene utilizzata personalmente dagli investigatori, in assenza di qualsivoglia controllo. Come se non bastasse, delle operazioni di verifica non esiste alcun resoconto video o fotografico che, secondo gli agenti, non fu possibile eseguire per un malfunzionamento della macchina fotografica. La questione, in ultima analisi, è più che sospetta. Infine, Chico Forti venne poi assolto dall’accusa di truffa ai danni di Tony Pike, con la conseguente assenza del movente utilizzato dagli inquirenti.

 


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