Mariam Soulakiotis. La monaca assassina

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Il caso che esponiamo in questo articolo ha ad oggetto una donna serial killer. E’ la storia di Mariam Soulakiotis, una suora che, per imporre la sua ferrea dottrina religiosa, uccise oltre 177 persone.

Quando si pensa ad un serial killer, la nostra immaginazione identifica, quasi sempre, un soggetto di sesso maschile e cause omicidiarie legate a patologie e deviazioni a sfondo sessuale. In realtà, la cronaca nera è ricca di episodi sanguinari che vedono protagoniste donne e moventi delittuosi non connessi a fatti passionali.

Chi era Mariam Soulakiotis

Mariam Soulakiotis nacque in Grecia (Atene)  e crebbe in una povera famiglia di contadini. Nel 1923, Padre Matthew, un monaco greco calendarista, le propose di dirigere un convento di suore da poco attivo a Keratea, nei pressi di Atene.
Mariam accettò e, dopo la morte di Matthew, grazie al suo carattere forte ed autoritario, assunse il comando della confraternita.

La religiosa iniziò una intensa attività di proselistismo, soprattutto tra le famiglie di gente facoltosa  e molte donne decisero di prendere i voti ed accettare la clausura in convento. Le nuove monache vennero assoggettate al nuovo e rigido culto, praticando la flagellazione e varie di forme di autopunizione impregnate di fanatismo religioso. Non solo. Donarono i loro beni alla setta, convinte di potere ottenere la vita eterna.

Quel che inizialmente poteva apparire una scelta religiosa e di segregazione volontaria, ben presto si trasformò in insopportabile prigionia.  

Alla fine degli anni cinquanta, gli abitanti di Keratea cominciarono ad avvertire pianti, lamenti ed urla provenienti dalle mura del convento. Si trattava dei metodi violenti usati da Mariam Soulakiotis che sottoponeva i suoi discepoli a varie forme di tortura, impedendo ogni contatto con l’esterno e praticando fustigazioni corporali per liberarli dalle tentazioni demoniache. Un giorno accadde che una ricca donna di Tebe decise di unirsi al convento con le sue quattro figlie. Una sera, due abitanti del villaggio, sentirono delle urla strazianti provenienti dal convento. Scavalcarono la recinzione e trovarono la donna incatenata ad un muro e con ferite su tutto il corpo intriso di sangue. Il fatto fu subito denunciato alle autorità locali e Marima Soulakiotis venne arrestata, con l’accusa di omicidio e tortura. Era solo l’inizio.

Il processo e la condanna

Il processo iniziò nel Settembre del 1951 e comprendeva ben 23 capi d’accusa.  Il procuratore generale appurò che dal convento risultavano scomparse oltre 500 persone, ma non furono trovate prove schiaccianti sulla loro morte, in quanto all’interno del monastero non venne ritrovato alcun cadavere ed i corpi seppelliti nel cimitero locale non consentirono di risalire alle cause del decesso. Mariam venne comunque condannata a 16 anni di carcere per le accertate torture inflitte ad alcune adepte.

Successivamente, il processo continuò a carico di altre otto suore ed un falso vescovo e fu possibile ricollegare la scomparsa di molte monache alle atroci azioni della Soulakiotis. Emerse che la monaca, con la complicità di altri religiosi del convento, aveva ucciso centinaia di seguaci, sottoponendoli alle più atroci torture, privandoli delle essenziali cure mediche e fustigandoli. Furono in molti a testimoniare contro la madre superiora che venne sottopposta ad un nuovo processo.

Mariam Soulakiotis scontò solo una parte della pena peché morì in carcere nel 1954 all’età di 71 anni.

Anni dopo, nei pressi del convento di Keratea si verificò una agghiacciante scoperta: vennero trovati i resti di 177 cadaveri, con segni di sevizie, in una fossa comune.  Solo una parte delle vittime delle atroci violenze perpetrate da Mariam Soulakiotis.

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